Quel regalo al pubblico

Film ed esperienze sensoriali alla Festa del Cinema di Roma
Quel regalo al pubblico
Agathe Rousselle e Alex Lawther in una scena di A Second Life

Per il suo ventesimo compleanno, la Festa del Cinema di Roma ha fatto un regalo al suo pubblico: ha reso accessibili alle persone ipoacusiche le Masterclass, cioè le conversazioni con registi e attori. La novità è stata pubblicizzata come «un passo importante che arricchisce ulteriormente l’esperienza del pubblico, permettendo a tutti di partecipare a momenti di confronto e approfondimento con i protagonisti del cinema internazionale». Come ha funzionato il nuovo sistema? Lo abbiamo provato in occasione della Masterclass di Jafar Panahi, uno dei pochi registi ad avere vinto tutti i principali festival europei (Venezia, Cannes, Berlino). Il regista iraniano ha ricevuto un premio alla carriera e ha presentato Un semplice incidente con cui ha vinto la Palma d’Oro al 78° Festival di Cannes, ma la sua presenza è stata emozionante anche perché per molti anni gli è stato impedito di lasciare l’Iran, ha dovuto girare i film in clandestinità, ha passato mesi nel famigerato carcere di Evin (era lì quando il suo Gli orsi non esistono era stato premiato a Venezia). Dopo tutto ciò che ha passato, rivederlo in giro per il mondo a parlare di cinema è una grande gioia; ecco perché era importante che le sue parole potessero giungere a tutti.

In concreto, per usare il servizio di trascrizione in tempo reale messo a punto da Sub-ti bastava inquadrare col telefono il codice QR sul cartello all’ingresso della sala: aperta una pagina internet e configurate le poche impostazioni, non restava che attendere l’inizio dell’evento. Panahi, con la traduttrice di fianco, ha parlato in farsi; la trascrizione si attivava nel telefono, quasi in tempo reale, durante le domande e le traduzioni in italiano delle risposte. Il risultato è stato soddisfacente, pur con le inesattezze della punteggiatura e degli intercalari del parlato: il testo era comprensibile, e quindi la conversazione davvero accessibile.

Grazie a un QR code, le parole di chi racconta il cinema hanno raggiunto anche chi finora ne era escluso a motivo di un’ipoacusia

Grazie a un QR code, le parole di chi racconta il cinema hanno raggiunto anche chi finora ne era escluso a motivo di un’ipoacusia

L’ipoacusia è stata affrontata anche nella finzione cinematografica: era uno dei temi centrali di A Second Life, diretto da Laurent Slama e presentato fuori concorso ad Alice nella Città, il festival che si è svolto parallelamente alla Festa del Cinema. Della protagonista Elisabeth (Agathe Rousselle), nelle prime scene, si capisce che è depressa, vive a Parigi, di lavoro offre servizi di concierge per un’azienda che affitta appartamenti, ha bisogno di essere assunta a tempo pieno per il permesso di soggiorno. Il giorno decisivo per convincere il capo è il 26 luglio 2024: la cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici rende Parigi caotica e movimentata. Una delle persone che incontra nel gestire check-in e assistenza è Elijah (Alex Lawther), un ipnoterapista sportivo; il suo atteggiamento aperto e curioso nei confronti degli altri cozza con l’introversa Elisabeth, alla quale stravolge la giornata. La giovane, ipoacusica a causa di un evento passato, deve usare degli apparecchi acustici: li toglie quando ha bisogno di isolarsi, ma se l’atto volontario è come rifugiarsi in un guscio, l’atto involontario di smarrirli è una condanna a sentirsi esclusa dalla società, ancor più in un giorno di celebrazioni diffuse. L’audio mutevole del film cerca di comunicare vicinanza e distanza dagli altri come le prova Elisabeth, la cui condizione fisica diventa fragilità psicologica e la fa sentire fuori posto anche nella città dove desidera continuare a vivere. Ma proprio in mezzo alla folla festante della Parigi olimpica, grazie a qualcuno incontrato per caso, trova la via misteriosa per iniziare una nuova vita con la leggerezza che le mancava.

Claudio Cinus

Claudio Cinus

Claudio Cinus ha sempre pensato che se la sua vita fosse un film, sarebbe diretto da Tsai Ming-liang: uno di quei “noiosi” film taiwanesi in cui non succede nulla per minuti e minuti… È nato a…

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