La 28ª edizione del Far East Film Festival di Udine è iniziata appena cinque giorni dopo la cerimonia di premiazione degli Hong Kong Film Awards, il più prestigioso premio cinematografico hongkonghese. C'era grande attesa, quindi, per poter vedere in anteprima italiana la prova per cui l'attrice e modella malese Fish Liew aveva vinto il premio come migliore interprete femminile. In Someone Like Me, diretto da Wai Ching Tam, il suo ruolo è effettivamente impegnativo: è Mui, una ragazza con paralisi cerebrale che usa una carrozzina elettronica ma si sposta in modo abbastanza autonomo e ha una vita piuttosto indipendente dalla madre apprensiva con cui vive, ma solo quando si allontana da casa. Quando viene a conoscenza di un progetto per favorire affettività e sessualità nelle persone con disabilità, decide di partecipare, anche se a Hong Kong ci si affida al volontariato anziché a percorsi formali come a Taiwan o in Giappone. È una storia simile al documentario italiano Because of My Body del 2020, sul rapporto tra una ragazza con la spina bifida e un operatore all’emotività, all’affettività e alla sessualità (OEAS, una figura professionale ma ufficialmente non riconosciuta in Italia, proprio come a Hong Kong); anche in questo film di finzione, come in quel documentario, la ragazza si innamora di un volontario che non dovrebbe mai più vedere dopo gli incontri programmati, e che peraltro a sua volta la trova piuttosto carina. Fish Liew ha studiato meticolosamente i movimenti fisici e la vocalità di persone con paralisi cerebrale per riprodurli credibilmente; il film, oltre a criticare la ritrosia della società di Hong Kong a trattare pubblicamente il tema dei bisogni affettivi di chi ha una disabilità, è molto chiaro nel denunciare il trattamento paternalista e iper protettivo che deve subire quella parte della popolazione non considerata capace di prendere decisioni autonome, e che per questo rischia di essere soggetta a ingiuste limitazioni delle libertà personali. Tutto giusto e doveroso, ma la domanda è un'altra: in tutta Hong Kong, o in generale nell'ambiente del cinema di lingua cantonese, non c'era un'attrice con paralisi cerebrale capace di interpretare il ruolo di Mui? Recitare vuol dire quasi sempre imitare, ma non tutte le imitazioni sono ammissibili allo stesso modo: aver fatto recitare Mui alla pur rispettosa Fish Liew non rischia, paradossalmente, di rafforzare l'idea che certe attività siano impossibili per alcune categorie di persone, cioè l'esatto contrario del messaggio del film?
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Lo stesso problema certamente non si pone quando si tratta di rappresentare chi ha problemi degenerativi della memoria, per loro stessa natura impossibilitati a ricordare un copione. Interpretare un uomo con la malattia di Alzheimer è stata l'ultima sfida del celebre Jackie Chan, ben più noto per i ruoli in cui ha mescolato arti marziali e commedia sia nel cinema di Hong Kong sia a Hollywood. In Unexpected Family, dell'esordiente regista cinese Li Taiyan, è un ex sollevatore di pesi che da anni attende il ritorno del figlio, e crede di riconoscerlo in un giovane scapestrato appena arrivato in città. Il finto figlio crea una finta famiglia attorno all'anziano assieme a una finta nuora e una finta suocera, con la collaborazione di un amico di vecchia data del pesista. Jackie Chan, ormai ultrasettantenne, non ha rinunciato a mostrare le sue note abilità fisiche (pur sfruttando gli effetti speciali) ma le ha accomunate a una fragilità mentale che non aveva mai mostrato nei suoi film; una fragilità che non diventa solitudine grazie all'aiuto di uno scombiccherato gruppo di famiglia improvvisato. Come accade in molti film orientali, la seconda parte eccede in sentimentalismo, quando i ricordi sommersi dalla malattia riemergono con forza e spiegano meglio molti dei comportamenti del protagonista: ma prima resta impresso l'impegno creativo della comunità, capace quasi di cambiare il passato per rendere più accettabile un presente nebuloso, e pronta a prendersi cura di chi ne ha bisogno in modo molto più empatico di chi lo fa per lavoro.