Le feste natalizie sono passate. Come ogni anno ci voltiamo indietro e sentiamo che in questa ricorrenza siamo un po’ travolti da tante cose senza molta importanza. L’ansia dei regali, l’organizzazione dei pranzi e delle cene, i giochi, la confusione, la pubblicità, le luci abbaglianti. E tutto coinvolgente e anche bello, ma sentiamo che questo vortice rischia di distoglierci dal principio di tutto.
Da così tanti anni ci riuniamo nelle nostre case e ci raccogliamo attorno al mistero del Natale che la sua incomprensibilità forse ha finito per risultarne po’ ovattata e addolcita. Perché non provare a tornare indietro per mettersi nei panni dei nostri “fratelli maggiori”?
Probabilmente molti aspettavano un Messia che li avrebbe risollevati dalla schiavitù e che, li avrebbe aiutati a sconfiggere gli odiati Romani. E invece si ritrovarono un piccolo indifeso bambino che non era neanche riuscito a rimediare un posto in un albergo. In una grotta con Mamma, Papà, un asinello ed un bue, adagiato in una mangiatoia per giunta! Come inizio è proprio deprimente. Non so voi, mai io credo che anche i Re magi arrivando alla grotta qualche dubbio l’avranno avuto e non mi stupirei se mi dicessero che senza farsi troppo notare si misero rapidamente a rifare i loro calcoli astronomici.
Credo che sia importante per noi provare a guardare il Natale come se fosse una storia nuova
Credo che sia importante per noi provare a guardare il Natale come se fosse una storia nuovaMa i loro calcoli erano giusti e, come sappiamo, quella scena così inaspettata ed incomprensibile non aveva niente di casuale. E forse non aveva neanche quel senso di calore e di pace che la nostra tradizione gli ha assegnato. Io credo fosse sconvolgente. Come non pensare alla Madonna ed a San Giuseppe. Nei nostri presepi sono tranquilli e sorridenti. Ma chi ha avuto un figlio sa come è difficile e densa di ansie l’attesa. E loro non avevano neanche potuto assicurare al loro prezioso figlio un posto caldo e sicuro! Che disastro!
Non so bene perché, ma credo che sia importante per noi provare a guardare il Natale come se fosse una storia nuova. In questo modo forse saremmo costretti a confessare che quest’inizio è proprio una delusione. Questo non è il Dio che noi ci aspettiamo! La nostra indole, ad essere sinceri, vuole un Dio che risolva i problemi, che faccia giustizia, che difenda gli innocenti, che premi i nostri sforzi e la nostra buona volontà! Invece ci troviamo di fronte ad un Dio “fragile”, piccolo, indifeso e incomprensibile. Come non chiedersi: “Ma sarà capace di sconfiggere i Romani questo scricciolo? Sì è carino... ma contro un legionario...” E come non constatare: “Sembra un po’ disorganizzato... questa storia dell’albergo poi...”. E come non ammettere: “Non sembra proprio interessato a combattere l’invasore e le ingiustizie così come noi siamo portati a sperare. Anzi. Sembra il più indifeso di tutti noi!”
Non è quello che ci aspettiamo!
Credo sia anche questa la realtà sconvolgente del Natale. Questo Dio-bambino rivoluziona e rimette in discussione tutta la nostra scala di valori. La sua nascita ci mette sottosopra. Sta a noi riuscire ad accorgerci che quello che Lui ci indica è il verso giusto. Sta a noi trovare il modo di accettarLo ed amarLo superando la nostra naturale e quotidiana delusione. Cercando di scoprire e riscoprire Natale dopo Natale che questa sua “debolezza” forse rappresenta anche un attestato di stima e fiducia nei nostri confronti. Sta a noi riuscire a riconoscerLo tra le persone che ci circondano. Sta a noi, con il suo aiuto, riuscire a trovare il modo di seguirLo.
- Tommaso (un papà), 2003