I fratelli e le sorelle di ragazzi con disabilità - Che pensano? Che provano?

I fratelli dei ragazzi con problemi non hanno di certo vita facile. Non vivono serenamento la loro infanzia e così tutte le fasi della loro vita
I fratelli e le sorelle di ragazzi con disabilità - Che pensano? Che provano?
(foto archivio Ombre e Luci)
Contenuto d'archivio: questo articolo è stato pubblicato più di 20 anni fa. Il linguaggio e i contenuti riflettono le sensibilità dell'epoca.

Si parla sempre di “loro”, di quanto tempo ci portano via, di quante cure hanno bisogno, di quanto amore gli diamo. Ma mentre passiamo gli anni ad accompagnare i nostri figli a terapia, a gestire le situazioni più impegnative, rincorrendo i vari specialisti alla ricerca di soluzione al problema che si presenta volta per volta; man mano che “loro” crescono, mentre noi genitori siamo impegnati accanto a loro, dove sono i fratelli e le sorelle?

Sono in un angolo che ascoltano e sopportano? cosa pensano e provano?

Siano essi fratelli maggiori o minori, per forza di cose vengono trascurati e a volte dimenticati dalla nonna, a casa dell’amico o dagli zii.

Quante volte, mi sono ritrovata a pensare quale fosse la priorità del momento; e la scelta obbligata era, tutte le volte, occuparmi di Stefano. Per anni, tutto è ruotato attorno a lui, le giornate piene per lui e quando si decideva di fare qualcosa che andasse bene anche all’altro, ugualmente bisognava fare i conti con i tempi di Stefano, con il suo nervosismo e la sua “maldestrezza”.

Certo non hanno vita facile

Certo non hanno vita facile

I fratelli dei ragazzi con problemi non hanno di certo vita facile. Non vivono serenamento la loro infanzia e così tutte le fasi della loro vita. Spesso diventano sin da piccoli responsabili e capaci di accudire al proprio fratello. A volte, per reazione, si chiudono in se stessi e cercano altrove quello che pensano di non ricevere dalla famiglia. Mi vien da dire che anche loro sono dei “diversi”. Forse noi tutti ci sentiamo “diversi” quando tocchiamo con mano ogni giorno la disperazione, il dolore pungente della solitudine, la paura della gente e del mondo che guarda con occhi pietosi i nostri figli.

Tante volte ci è capitato di imbatterci, per strada, con gente incuriosita e divertita dalle parole poco usuali e inadeguate dei nostri figli. Altrettante volte la rabbia ci ha assalito e per difenderci abbiamo tirato fuori tutto il nostro disprezzo. Spesso queste scene si ripetono dinnanzi ai fratelli e a questo punto sono loro che reagiscono con impeto, rispondendo agli sguardi e alle domande indiscrete.

Quanta rabbia covano dentro? Forse in loro è concentrata tutta la rabbia che abbiamo provato, noi genitori, nella fase iniziale della nostra vita, quando “il mondo ci è crollato addosso”. Hanno ascoltato in silenzio il nostro dolore e sono cresciuti con quest’ombra sulla testa che li ha schiacciati e li ha fatti sentire impotenti, in colpa per non essere di aiuto, ma spesso per essere di troppo. Hanno assorbito tutte le nostre sensazioni e sono diventati un concentrato, una esplosione di contrasti derivati dalla loro posizione anomala nella scala genealogica.

Probabilmente diventeranno persone straordinarie

Probabilmente diventeranno persone straordinarie

Probabilmente sono la nostra parte peggiore e migliore messe insieme che, crescendo, daranno vita a persone straordinarie. Non sempre avranno la forza di aiutare noi genitori, ma sicuramente avranno la capacità e la destrezza di stare vicino ad altre persone che incontreranno nel corso della loro vita. Tutto quello che hanno appreso, sia in positivo che in negativo, li ha segnati profondamente. A fatica diventano grandi e a fatica trovano un modello di “grande” uomo da imitare, soprattutto quando in famiglia manca un riferimento maschile visto che magari il fratello maggiore, l’altro uomo della famiglia ristretta, ha dei problemi. Impiegano anni per assestarsi e trovarsi un modo di essere adeguato alle loro esigenze. Si scontreranno mille volte con ragazzi della loro età che ridono delle diversità altrui.

Di sicuro avranno la capacità di stare vicino ad ‘e persone che inconranno

Di sicuro avranno la capacità di stare vicino ad ‘e persone che inconranno

A volte mi chiedo che colpa abbiano loro, che si sono ritrovati involontariamente in una dimensione diversa, solo perché noi abbiamo deciso di metterli al mondo. Allora vorrei gridargli tutto il mio amore che è grande, immenso, però è li soffocato, non riesco a comunicarglielo perché é scontato, è “normale”.

Noi genitori di figli difficili, non sempre riusciamo ad avvicinarci ai “fratelli” allo stesso modo; siamo appagati dal fatto che loro stanno bene, sono sani e ringraziamo il Signore per averci dato almeno un figlio senza problemi. Non riusciamo a dargli le stesse attenzioni perché sappiamo che sanno cavarsela anche da soli e che non sempre hanno bisogno di noi. Così ci dimentichiamo di quanto sono fragili e sensibili e di quanto sono importanti per noi.

Rappresentano la nostra scala verso il mondo esterno, sono lo specchio riflesso dei nostri sogni non realizzati, sono il nostro sguardo al futuro. Ci accorgiamo che sono importantissimi quando sono di stimolo per il fratello in difficoltà. Tutti ci aspettiamo molto da loro, contiamo su di loro per il semplice fatto che “possono tutto”. Ma poi arriverà il momento in cui li guarderemo ammirati perché sono diventati grandi senza il nostro aiuto costante. Sono loro con tutte le loro fragilità che si aprono al mondo in modo diverso dal nostro e con tutta la disponibilità che hanno appreso nel corso difficile della loro vita.

Maria Teresa Rendina

Maria Teresa Rendina

Autore di articoli pubblicati su Ombre e Luci.

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