3%: la serie che racconta la disabilità in una distopia

Una rappresentazione capace di sovvertire i cliché della fragilità senza pietismo o paternalismo
3%: la serie che racconta la disabilità in una distopia
Fernando (al centro interpretato da Michel Gomes) e gli altri personaggi della serie "3%"

La serie brasiliana 3%, prodotta da Netflix tra il 2016 e il 2020, conserva ancora oggi una sorprendente attualità. La premessa narrativa è tanto semplice quanto efficace: in un futuro distopico, una netta linea di demarcazione separa l'umanità. Da un lato, un’élite composta dal 3% della popolazione gode di una prosperità garantita da tecnologie d'avanguardia (l’Offshore), mentre gli altri sopravvivono confinati in una sterminata e degradata favela (l'Entroterra).

La trama segue le vicende di un gruppo di ribelli determinati a scardinare questo sistema per ripristinare l'equità sociale. Al centro del racconto vi sono il desiderio di riscatto e l’illusione che la disuguaglianza sia in qualche modo giustificata: la "Coppia Fondatrice", creatrice dell'Offshore (il paradiso artificiale dell’élite), viene idolatrata quasi religiosamente da chi è rimasto indietro. L'intera impalcatura sociale poggia sull'ideologia del merito. Ogni anno, i ventenni dell'Entroterra sono chiamati a partecipare al "Processo": una spietata competizione volta a selezionare i candidati per l'unica, agognata possibilità di accedere al benessere dell'Offshore.

Nonostante l'apparente linearità, la serie brilla per la profondità dei temi trattati e per i numerosi colpi di scena, affrontando complessità raramente riscontrabili in produzioni analoghe. Un esempio è la trattazione della disabilità: un elemento di rottura rispetto ai canoni classici del genere distopico, che spesso trascurano questo tema.

L’esempio positivo che 3% ci propone in questo senso è il personaggio di Fernando, un giovane dell’Entroterra la cui vita è segnata da un incidente che lo ha costretto sulla sedia a rotelle. La sua partecipazione al Processo è influenzata dal fanatismo del padre, un sacerdote devoto al culto della Coppia Fondatrice, convinto che le avanzate tecnologie dell’Offshore possano restituire al figlio l’uso delle gambe. Nel vivo delle prove della competizione, Fernando matura una profonda consapevolezza circa il cinismo e la spietatezza del sistema. Questa evoluzione interiore lo spinge a legarsi sentimentalmente a Michelle, infiltrata della 'Causa', l’organizzazione ribelle nata per sabotare l'Offshore.

Di sicuro rilievo è la scelta degli autori di eleggere un personaggio con disabilità a interesse sentimentale della protagonista. Si tratta di un elemento di rottura rispetto alle narrazioni canoniche: Fernando non è definito solo dalla sua condizione fisica o dal desiderio di "guarigione", ma rivendica il proprio ruolo di co-protagonista attivo e romantico, sfidando i cliché tipici del genere distopico.

Inoltre, la narrazione della disabilità di Fernando si distingue per l'assenza di pietismo. Nel contesto di una società distopica fondata su una meritocrazia spietata, la sua condizione assume inevitabilmente una connotazione discriminatoria: durante il Processo, gli viene più volte ribadito con freddezza che non beneficerà di alcun privilegio.

Nonostante venga spesso etichettato come l'anello debole dagli altri candidati, Fernando dimostra una determinazione incrollabile, superando prove che evidenziano la sua forza d'animo piuttosto che i suoi limiti fisici. Ma il punto di svolta risiede nel suo rifiuto finale alle lusinghe dell'Offshore. Fernando compie un atto di ribellione profondo: accetta pienamente la propria condizione, comprendendo che la promessa di una "guarigione" tecnologica è solo uno strumento di controllo. La sua straordinaria forza di volontà diventa così il motore morale per Michelle, ispirandola a perseverare nella sua missione e a portare a compimento la ribellione contro il sistema. Proprio la sua sedia a rotelle diventa, infatti, il simbolo ultimo del nuovo mondo che la protagonista vuole fondare.

3% affronta il tema della disabilità attraverso un crudo realismo, perfettamente coerente con le spietate regole del suo world-building. La serie evita la trappola del paternalismo, ponendo Fernando sullo stesso piano degli altri candidati: un individuo valutato per le sue capacità in un contesto che non ammette sconti. In una distopia suprematista, la disabilità non è solo un accessorio narrativo, ma una variabile con implicazioni concrete che la serie brasiliana maneggia con rispetto e coerenza.

Per la capacità di sovvertire i cliché e per la forza del suo messaggio, 3% si conferma un gioiello della serialità contemporanea, una visione imprescindibile non solo per il tema trattato, ma per la qualità della sua critica sociale.

 

Pierfrancesco De Paolis

Pierfrancesco De Paolis

Umanista per formazione e comunicatore per mestiere, vive con la convinzione che le parole siano strumenti di precisione. Si occupa di smontare la complessità del linguaggio per renderlo accessibile…

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