Giorni fa ho ascoltato con soddisfazione il Presidente Ciampi che esortava i giornalisti a rispondere al bisogno dei “cittadini che chiedono sempre di più informazione su modelli positivi, di impegno sociale, di nobiltà d’animo, di dedizione al prossimo”.
È vero. Siamo stanchi di notizie tragiche che giustamente devono essere comunicate. Non c’è però nessuna necessità di allungare la lista con dettagli impietosi, con racconti piccanti su personaggi in vista, con superflui bollettini medici e con le inconsistenti promesse di venditori di fumo, con annunci pessimistici sui nostri bilanci quotidiani.
Di tutto questo facciamo a meno volentieri.
Abbiamo invece urgente bisogno di sapere ascoltare per noi, per i nostri figli e nipoti, che esiste un’altra Italia, che non fa notizia, ma sana, partecipe e solidale.
Pur partecipando con tutto il cuore a milioni di sventure che accadono nel nostro mondo, vorremmo — almeno ogni tanto — tirare il fiato e conoscere “le invenzioni dell’amore” che pullulano un po’ dovunque nella nostra penisola:
- nuove iniziative, ideate con impegno e cura per i più piccoli, gli anziani e gli stranieri...
- nuove scoperte mediche o scientifiche
- nuovi modi di accompagnare le persone in carcere, soprattutto i più giovani
- nuovi spazi naturali, attrezzati per vivere all’aria aperta, per passeggiare a piedi o in bicicletta
- nuovi lavori, di ogni genere, per richiamare i tanti giovani che non sanno più dove andare...
Vorremmo sentire raccontare i tanti volti che assume il volontariato fatto bene, dove c’è anche spazio per chi non sa come rendere interessante e proficuo il tempo libero.
Vorremmo sentire quanto si impegnano e si dedicano a persone in difficoltà di ogni genere, medici, infermieri, assistenti, sacerdoti e suore.
Vorremmo sentir parlare di tutte le “donne” che — lasciando famiglia e figli — vivono in migliaia di nostre case per lavorare e per farsi carico dei nostri tanti anziani rimasti.
Mentre ascoltavo il Presidente Ciampi, mi venivano in mente centinaia di mamme e papà che da trenta, quarant'anni vivono accanto al figlio o alla figlia disabile. Anche loro avrebbero diritto di essere ascoltati, intervistati, portati sullo schermo; non per fare piagnistei inutili, non per commuovere. Solo per raccontare la loro grandezza di donne e uomini che con la forza dell'amore sanno compiere gesti quotidiani di pazienza e di eroismo inimmaginabili ai più.
Allora, Signor Presidente, io vorrei chiederle di mettere da parte un bel po’ di medaglie d’oro per riservarle a questi genitori che sono una parte importante di quell’Italia nobile e grande, purtroppo nascosta e sconosciuta.
di Mariangela Bertolini, 2004
