Tempo di imparare - Recensione libro

Valeria Parrella racconta un percorso accidentato ma ricco di calore e stupore, sulla scoperta e sull’incontro con la disabilità
Tempo di imparare - Recensione libro

«Handicap non è una parola molto facile da far germogliare. Però curati ogni giorno di tenerla umida e coperta, per vedere cosa nasce». È il 2014 quando Valeria Parrella firma il meraviglioso romanzo Tempo di imparare in cui canta un percorso – accidentato ma ricco di calore e stupore – sulla scoperta e sull’incontro con la disabilità. Con la disabilità quando smette di essere il numero di una legge, una diatriba tra medici, una guerra tra life e choice, uno scontro tra troppo e troppo poco. Arturo deve imparare a maneggiare la penna e a salire le scale della scuola, sua madre – zainetto in spalla anche lei – deve imparare cos'è la disabilità; imparare a maneggiarla per renderla una presenza quotidiana.

Arturo è un bimbo “non standard” che cresce, ma chi davvero deve camminare è la madre senza nome – lui è lui, lei dovrà invece imparare a raggiungerlo sulla sua isola. “Non sono io che ti ho affidato a un dentro: sei tu, che mi ha spinta fuori, nel fuori”. Elsa Morante può sorridere felice. In Tempo di amare c’è tutto: il dolore, la rabbia, l’impotenza, la consapevolezza che non sarà mai facile, ma soprattutto c’è lo sbilenco concetto di normalità; c’è la disabilità del linguaggio burocratico e dello sguardo che non ascolta; c’è la speranza, lo stupore e la gioia di entrare nel passo di Arturo, e di scoprire che i suoi amichetti ci sono arrivati molto prima; c’è il senso (dietro l’apparente nonsenso) dell’inclusione scolastica, la certezza che, sebbene tutto remi contro, l’isola è raggiungibile. E che viverci può illuminare.

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Giulia Galeotti

Giulia Galeotti

Dopo il post dottorato e tanti lavori, Giulia ha iniziato a collaborare con diverse testate, prima di fermarsi all’Osservatore Romano, dove dal 2014 è responsabile delle pagine culturali e dal 2019…

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