Emiliana e l’handicap: un viaggio che Cosimo Fornaro, con estrema delicatezza e poesia, compie attraverso due mondi misteriosi posti a confronto; il mistero di una Sicilia antica, simbolica ed enigmatica, e il mistero di sua figlia Emiliana, silenziosa compagna di viaggio, fragile nell’intelligenza e nel corpo. Di una complicità quasi commovente, sempre presente accanto al padre con i suoi misteriosi silenzi, ha poche parole che, povere e ingenue, toccano la «verità».
Ci avviamo anche noi, con una lettura agile, attraverso questi due mondi che, contemporaneamente, attraggono l’autore: il primo per la generosa bellezza della natura e per la ricchezza culturale di una civiltà di cui Fornaro conosce il fascino (titolare della cattedra di Italiano e Latino presso il liceo classico «Archita» di Taranto); il secondo perché carico del suo amore di padre, della storia di una vita di dolore, segnata da quelle tappe obbligate, comuni a tutte le famiglie con un figlio handicappato, e da tante domande senza risposta.
Fornaro ha per questa figlia ventenne parole di estrema tenerezza: descrive con incredibile delicatezza il suo carattere, le sue abitudini, i suoi doni. Ma tanta poesia non gli impedisce di vedere sua figlia con occhi realistici, nella dura e dolorosa realtà che essa propone. Non nasconde i suoi limiti, dipinge tutte le sue ferite. E si può immaginare quanto gli possa costare confessare le imperfezioni di sua figlia, le delusioni che ne derivano, le speranze svanite una alla volta, le frustrazioni che bruciano... È infatti un libro in cui il dolore è sempre presente, anche nella descrizione di un placido mare e di un antico tempio solenne riscaldati dal sole.
Ci sarà voluto del coraggio, e proprio questo sforzo di vincere la tentazione di idealizzare sua figlia fa di questo libro non un virtuosismo di inutile poesia, ma uno sguardo oggettivo e appassionato sulla difficile condizione che vivono in Italia tutte le persone come Emiliana; sguardo che diventa talvolta accorata denuncia. Ma c’è anche un briciolo di speranza, più che una soluzione: Emiliana vive all’«Oasi» di Troina, un centro che la accoglie come in famiglia, dove persone disinteressate si dedicano a lei, le sono amici e la aiutano a soddisfare le più elementari esigenze di indipendenza e il bisogno di sentirsi utili, produttivi, insomma «adulti».
Pur nel dolore questo padre ha forse trovato dopo una faticosa ricerca (quella che tutti i genitori come lui fanno) i tesori nascosti in questa figlia misteriosa. Emiliana stessa suggerisce una silenziosa risposta a suo padre e a chi, come lui, ricerca il senso di una così innocente sofferenza. Risposta che Fornaro raggiunge quando dice: «Io credo, però, che se Dio ha voluto che tu ci fossi, tu sei utile come tutti gli altri, almeno a qualcuno. E quando dice «Cosa sarei io senza di te?» ; conclude: «Con te non sono mai solo».
di Anna Cece, 1986