Notte inquieta | Recensione

Un romanzo di speranza e rassegnazione di Albrecht Goes (Marcos y Marcos, 2018)
Notte inquieta | Recensione

È stato un bambino non amato, poi un adolescente ai margini, mentre ora è un giovane dall’entusiasmo spezzato ma ancora, incredibilmente, pieno di voglia di vivere: nell’Ucraina del 1942, mentre infuria la Seconda guerra mondiale, un cappellano militare tedesco viene mandato ad assistere un disertore condannato a morte. In attesa dell’esecuzione, il pastore protestante si immerge nella storia del giovane detenuto che a breve incontrerà. Il risultato è (anche) un romanzo sul senso dell’accompagnamento e della preghiera. Su vita e morte, speranza e rassegnazione; sull’arte – faticosa ma luminosissima – di farsi prossimo. A prescindere da chi egli o ella sia: migrante, povero, con disabilità, in ogni modo (e in modo diverso) una persona percepita come «il nemico». La notte di guerra è nera, eppure in quella stanza trionfa – ancora – la vita.

Giulia Galeotti

Giulia Galeotti

Dopo il post dottorato e tanti lavori, Giulia ha iniziato a collaborare con diverse testate, prima di fermarsi all’Osservatore Romano, dove dal 2014 è responsabile delle pagine culturali e dal 2019…

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