L’omino di vetro - Un viaggio nel mondo dell'handicap

L’omino di vetro - Un viaggio nel mondo dell'handicap
Le recensioni di Ombre e Luci
Contenuto d'archivio: questo articolo è stato pubblicato più di 30 anni fa. Il linguaggio e i contenuti riflettono le sensibilità dell'epoca.

L’omino di vetro è il personaggio di una delle fiabe scritte da Pasqualino, un ragazzo di dieci anni handicappato motorio che frequenta la quinta elementare. Pasqualino scrive con una speciale macchina elettrica dotata di una tastiera grande e largamente spaziata. In questo modo egli riesce a superare la difficoltà di coordinare i movimenti e a evitare l’uso dei muscoli contratti. Nella fiaba egli descrive un personaggio fragile, insicuro e così trasparente da non potere difendere i suoi segreti e la sua intimità; è la caricatura di un uomo che per la sua diversità a volte fa ridere a volte incute spavento come un fantasma. L’allegoria ci permette la comprensione di tanti ragazzi come Pasqualino le cui difficoltà sono intuibili da chi sta loro vicino, e che spesso non si comportano in modo appropriato.

Le due autrici, psicologhe dell’età evolutiva, intendono aiutare il lettore in tal senso. Giovanna Astaldi ha svolto per molti anni il suo impegno operativo e di ricerca nell’ambito della scolarizzazione dei bambini cerebrolesi e Maria Carmela Barbiero, professore ordinario all’Università di Napoli, ha lavorato a lungo nel campo della neuropsichiatria infantile. Se, come esse affermano, le parole «chiave» per entrare nel mondo dell’handicap sono la fiducia, la comprensione e la tolleranza attraverso questo libro esse ne propongono un’altra ancora, la conoscenza.
«L’omino di vetro» dovrebbe essere letto da tutti i giovani e dai ragazzi a partire dalla terza media. Dovrebbe entrare nei programmi di studio. Con linguaggio semplice e chiaro e con preciso rigore scientifico le autrici presentano al lettore i vari tipi di handicap e le loro cause genetiche, prenatali, perinatali e dell’età infantile. Ne risulta evidente che al di là degli svantaggi di cui soffre, il portatore di handicap «è un essere umano e non è un’anomalia del codice genetico o una lesione cerebrale, o qualche danno organico».

Ciò che importa è che gli venga data la possibilità di far valere le sue capacità, nonostante il suo svantaggio. Proprio come avviene per Pasqualino, l’ideatore dell’omino di vetro.

- Natalia Livi, 1991

Natalia Livi

Natalia Livi

Natalia Livi, è stata una delle storiche collaboratrici di Ombre e Luci. Ha contribuito alla rivista dal 1991 al 2004.

In totale 349 autori hanno collaborato con Ombre e Luci.

Lascia un commento

Il tuo commento sarà pubblicato dopo approvazione della redazione. L'email non verrà pubblicata.

← Torna al Magazine