L’emporio del cielo e della terra | Recensione

Pagine piene di vita, di luce e di amore, in un posto dove tutti vedrebbero solo limiti, dolore e orrore (Ed. Fazi, 2024)
L’emporio del cielo e della terra | Recensione
L'emporio del cielo e della terra, James McBride, ed. Fazi, 2024

Stati Uniti, anni Trenta. A Chicken Hill, quartiere di Pottstown in Pennsylvania, tra gioie e dolori vive una dinamica comunità di immigrati, persone di colore ed ebrei. Al centro i coniugi Moshe e Chona, originari dell’Est Europa, diventati per tutti vero punto di riferimento. Un giorno alla loro porta bussano degli amici: chiedono di ospitare/nascondere il nipote Dodo, rimasto orfano. Ha 12 anni, è sordo ed è in pericolo; le autorità infatti lo cercano per rinchiuderlo in un istituto-manicomio (leggi lager). La trama è ricchissima, i temi e le riflessioni anche, a riprova di come un buon romanzo possa essere tante cose assieme. Ma la descrizione dell’amicizia che si crea nel manicomio-lager tra Dodo e Monkey Pants (unico altro bimbo in un istituto di maschi adulti) è una di quelle pagine di letteratura impossibili da dimenticare. Perché così meravigliosamente piena di vita, di luce e di amore, in un posto dove tutti vedrebbero solo limiti, dolore e orrore.

Giulia Galeotti

Giulia Galeotti

Dopo il post dottorato e tanti lavori, Giulia ha iniziato a collaborare con diverse testate, prima di fermarsi all’Osservatore Romano, dove dal 2014 è responsabile delle pagine culturali e dal 2019…

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