La musica segreta della terra - Recensione

Mari Stracham, Ed. Piemme
La musica segreta della terra - Recensione
Foto di Jr Korpa su Unsplash
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Gwenni è una bambina di dodici anni con calzettoni di lana inzuppati dalle corse sugli umidi prati del Galles e con grandi occhi verdi che interpretano con assoluta innocenza gli eventi che la circondano. Innocenza che è quasi un velo che copre la realtà, la addolcisce, la trasforma e la giustifica nella sua mente, come del resto accade alla maggior parte dei bambini, spesso per difesa, spesso per incapacità di concepire il male. È la loro chiave di lettura del mondo che li circonda, l’unica che consente loro di fermarsi sul singolo particolare e giustificarlo, senza coglierne significati ulteriori, a volte terribili ed insopportabili.

Gwenni ama molto leggere libri e scrivere storie, è convinta di saper volare e di dover riscattare l’anima della volpe di pelliccia, non ha timore del matto del villaggio, né delle tombe del cimitero, non le interessano i maschi, né le gonne larghe; alcuni dicono sia una bambina . Ogni volta questa parola fa trasalire la mamma che è incapace di cogliere l’innocenza di Gwenni, vedendo ovunque lo spettro imminente della malattia mentale che attanaglia se stessa, seppur in modo latente, e che in passato ha già portato la nonna al suicidio. Così basta il compiersi di alcuni eventi (emotivamente forti), che alterano la routine quotidiana, a rendere insostenibile la realtà e a innescare un processo progressivamente crescente che manifesta in tutta la sua violenza il male della mamma.

Il libro è un romanzo che coglie delicatamente un tempo di passaggio sia in senso fisico che figurato: dall’innocenza alla pubertà di Gwenni; il tempo dei segreti lascia il passo alla verità — presente sullo sfondo da sempre — ma che solo pian piano si disvela ai suoi occhi.

L’Autrice ha una sorprendente capacità nel delineare pacatamente un quadro familiare, probabilmente molto più frequente di quanto spesso ci si fermi a riflettere, ove i bambini, nati in seno a famiglie che convivono con la malattia mentale, sono quasi assuefatti ad atteggiamenti quotidiani allarmanti (occhiate, strattoni, scatti di nervi, parole violente) e alle modalità di cura (silenzi imposti, tempi di riposo, assenze, pasticche), senza che ciò tuttavia plachi l'immenso dolore con cui sono destinati a convivere, spesso nell’incapacità di esprimerlo.

Valeria Mastroiacovo, 2009

Redazione

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