Io e Karol

Quando i suoi occhi hanno incontrato i miei, non so se ho fatto capire al Santo Padre ciò che volevo, ma lui con i suoi mi ha detto di andare avanti e di sperare
Io e Karol
Giovanni Paolo II - Ombre e Luci n.90, 2005
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In quei giorni, anche se la TV era spenta, la mente era lì in quella “piazza”, che rivedeva tutto ciò che era successo sei anni fa. Dalla partenza in piena notte da Sant’ Arcangelo con i bambini addormentati, alla meravigliosa giornata che ci aspettava e al fatidico incontro con lui, “KAROL” Giovanni Paolo II, che io, avevo già sognato tre volte. Lui aveva sempre toccato la testa della mia Francesca e io speravo che quel gesto si avverasse e con lui si avverasse anche qualcosa’altro. L’ansia della giornata non si è calmata neanche quando siamo arrivati in piazza San Pietro nella zona speciale dove ci hanno fatto sedere.

Quando ho visto arrivare la famosa macchina bianca decappottabile con il Santo Padre, ho pensato: “finalmente posso fare avverare questo mio sogno e questo mio desiderio”.

Quando è sceso, il suo sguardo si è fermato su di noi (non solo su di me e Francesca) che eravamo sedute vicino alle carrozzine con i malati; il suo sguardo si è soffermato su di noi: anche lui era già sofferente per il morbo di Parkinson quindi sapeva cosa voleva dire stare immobile su una carrozzina. Mentre ascoltavo la sua voce e ciò che lui diceva, non gli toglievo gli occhi di dosso, ponendomi tante domande. Mi chiedevo da dove venisse tutta quella forza di vita che emanava da lui. Poi quando è arrivato il momento in cui ci siamo trovati vicini e ci siamo guardati, è stato un attimo molto intenso, specie quando il suo sguardo si è fermato su Francesca. Ebbene quello sguardo era diverso da quello che si era posato su di me.

Sapete, di tutto ciò che ho sentito in questi giorni una cosa che un giornalista ha detto mi ha molto colpita: quando il Santo Padre era in udienza con migliaia di persone in tutto il mondo e noi lo vedevamo con la TV, lui doveva attenersi ad un protocollo, non poteva fare ciò che voleva; una volta spente le telecamere scendeva dalla sua sedia e si avvicinava alle persone che stavano sulle sedie a rotelle, si fermava, le accarezzava e ci parlava scombinando la sicurezza e l’organizzazione della giornata. Ecco, in questo ho ricono-, sciuto ciò che io stessa avevo già vissuto.

Quando i suoi occhi hanno incontrato i miei, non so se ho fatto capire al Santo Padre ciò che volevo, ma lui con i suoi mi ha detto di andare avanti e di SPERARE.

Oggi si parla già di farlo santo. lo spero che questo si avveri al più presto perché lui è stato “grande” con noi, ci ha fatto avvicinare a Dio con la sua sofferenza e la sua malattia.

Ciò che mi è rimasto impresso è stato quel gesto che ha fatto durante la sua ultima apparizione quando ha cercato di parlare ma non ce l’ha fatta e poi si è passato la mano sul viso. Lì proprio ho avuto la sensazione di sconfitta, ma in senso positivo: quel suo gesto è stato per me come un saluto con cui lui ci ha detto: ora è finita, non ho più le forze per farmi sentire, ora vi lascio, e così è stato dopo pochi giorni.

Ciò che sto provando in questi giorni dopo la sua morte è di non pensare e di non parlare al passato perché per me è sempre vivo e presente, non riesco a pensare che non ci sia più, proprio non riesco a pensare che presto ci sia un altro ad affacciarsi da quella finestra. Giovanni Paolo II era unico per come ci comunicava con il suo viso la sua gioia di stare lì in ALTO ma vicino a tutti noi.

Ora spero di sognarlo di nuovo e che questa volta mi parli e che mi indichi ciò che devo fare e spero che lui da lassù mi dia una mano.
Adesso sto veramente male, non riesco a girarmi nel letto, il bacino mi fa tanto male e la mattina trascino Francesca prima giù e poi in su sulla sedia e vedo ugualmente le stelle per il dolore. La mattina alzo gli occhi al soffitto piangendo e dico “caro papa, tu che hai tanto sofferto aiutami a togliermi questi dolori atroci, non ho nessuno che mi aiuta e Francesca ha bisogno di me, ti prego aiutami”. Ora vi saluto: non posso più stare seduta, mi fa male la schiena...

Immacolata, 2005

Redazione

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