Il grande cavallo blu - Recensione

La storia di Paolo e del suo amico Marco nel libro di Irène Cohen-Janca, illustrato da Maurizio A.C. Quarello (Orecchio acerbo, 2012)
Il grande cavallo blu - Recensione
Copertina di "Il grande cavallo blu" di Irène Cohen-Janca

Mentre la giunta leghista sfratta a Muggia la statua di Marco Cavallo (simbolo della rivoluzione di Basaglia), mentre il disagio mentale cresce in modo esponenziale (tra pandemia, guerra e crisi economica), questo gioiellino compie 10 anni. A raccontare la storia è Paolo, il figlio della lavandaia del San Giovanni, l’unico bambino a vivere nel manicomio di Trieste, dove il parco è recintato, le finestre sbarrate, le porte chiuse a chiave: i matti non possono uscire. Oltre al nonno e a Ernesto («Saba», compagno di scuola), l’unico vero amico di Paolo è Marco, l’anziano ronzino addetto al trasporto di biancheria, scarti di cibo e roba vecchia. Improvvisamente due eventi rompono la routine: la minaccia della macellazione che incombe su Marco e l’arrivo di un nuovo dottore («Matto come un cavallo e ostinato come il vento») che vuole abbattere quelle cancellate. Nel gioco di ombre e di colori, è un libro in cui linguaggi, tempi e scenari del manicomio si trasformano nel linguaggio, nel tempo e nello scenario di una favola.

Giulia Galeotti

Giulia Galeotti

Dopo il post dottorato e tanti lavori, Giulia ha iniziato a collaborare con diverse testate, prima di fermarsi all’Osservatore Romano, dove dal 2014 è responsabile delle pagine culturali e dal 2019…

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