Da un lato un uomo che sembra così diverso – e che in parte probabilmente lo è; dall’altro una comunità così terribilmente umana e per questo fluttuante – che lo accoglie, lo respinge, lo riaccoglie…
È ispirato alla vita del pittore e scultore Antonio Ligabue (1899-1965) Il cuore è una selva (Neri Pozza 2020) di Novita Amadei, romanzo potente che invita a riflettere – senza pregiudizi, banalità o sentimentalismi – sul rapporto tra disagio (esistenziale e mentale), arte e senso della comunità. Non ha un nome, non ha voce, non ha una storia colui che inizialmente è solo El mätt, eppure all’improvviso rivelerà quel talento debordante capace di accordagli, finalmente, un’identità non più definita solo in negativo.
Nulla è facile per chi è bollato come diverso – ci racconta Amadei – ma se c’è una bambina che ti invita a salire in moto per «sentire solo il vento» e ti chiama papà, l’arte ha prodotto la sua opera più bella.
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