Patrizia, sessantenne, è vedova e abita con Giorgio, l’ultimo dei suoi figli, che ha 33 anni e un ritardo mentale dovuto alla sindrome di Williams. Uno ombra dell’altra, dalla periferia vesuviana ogni giorno si recano a Napoli per le varie attività che Giorgio frequenta. Patrizia ha un grosso peso nel cuore su cui ragiona e dibatte insieme a chi le è più vicino e con il figlio stesso: Giorgio, che non ha mai dato un bacio, mai avuto una relazione affettiva, da qualche tempo chiede a sua madre di poter pagare l’amore di una delle donne che incontra per strada nel tragitto quotidiano. Da qui li seguiamo, in un percorso esteriore attraverso le strade e gli edifici di una Napoli sempre carica di vita, e uno interiore di grandissimo spessore umano che travalica la storia dei singoli protagonisti: è il primo, il più bello, dei quattro film documentari Il corpo dell’amore disponibili su Rai Play, dedicati al difficile ma importante tema dell’affettività e della sessualità nella disabilità. La storia, vera, di Patrizia e di Giorgio è sapientemente raccontata dagli autori, Monica Repetto e Pietro Balla nella serie prodotta da Deriva Film; il loro tratto come nelle altre tre puntate non tace gli aspetti importanti, spinosi e intimi, e li narra senza violare le persone, tutte reali, coinvolte. La voce partecipe di Enrica Bonaccorti aggiunge calore a un progetto che non semplifica l’inevitabile complessità dei singoli casi. Il tema è scomodo, quasi scandaloso: una vera e propria barriera mentale si erge nell’affrontarlo. Qui le persone con disabilità rivendicano le loro “libertà” cercando di scardinare la convinzione di una disabilità asessuata. Ma libertà sessuale senza relazione affettiva non ci lascia senza interrogativi... Così da vedere è anche il quarto film, dedicato al primo tirocinio per lovegiver in Italia: non avremo risposte definitive ma la riflessione è molto ben avviata.
Il corpo dell'amore
Il docu-film in quattro parti sull'affettività su Rai Play
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