La sfida di rileggere le scene del cinema

La mostra Sensuability sulla disabilità nel cinema attraverso il fumetto
La sfida di rileggere le scene del cinema

Che il sesso sia argomento di dibattito a Ombre e Luci lo sappiamo bene, ancor più quando si va a fondo nelle dinamiche affettive delle persone con disabilità. Emerge spesso la convinzione che una disabilità fisica o cognitiva non possa convivere con l’erotismo e il desiderio, come se le persone con disabilità fossero asessuate o asessuali. Armanda Salvucci, presidente dell’Associazione “Nessuno Tocchi Mario”, ha ideato Sensuability (crasi di sensuality e disability) proprio con l’intento di sfatare questo mito e di provare a superare certi stereotipi attraverso le arti.

Nato nel 2017, il progetto parte da un cortometraggio e da una raccolta fondi per la realizzazione di un film. Si è poi evoluto in un concorso di fumetti, iniziativa che ha coinvolto decine di artisti esordienti provenienti da tutta Italia, ma anche nomi illustri come Milo Manara, Daniel Cuello, Frida Castelli e Fabio Magnasciutti.

A oggi, due sono state le esposizioni aperte al pubblico, a luglio del 2019 e a febbraio del 2020, entrambe alla Casa del Cinema di Roma, con il patrocinio del Comune di Roma e della Regione Lazio.

Sensuability - Anna Peroni
L'opera vincitrice dell'esordiente Anna Peroni

Per questa seconda mostra dal tema “Francamente me ne infischio”, gli artisti hanno rivisitato alcuni dei film più famosi, da Basic Instinct a Titanic, passando per Chiamami col tuo nome e Ghost, mostrando come potrebbero essere alcune delle scene cult se interpretate da persone con disabilità. Il risultato è ironico, irriverente ma anche sorprendentemente naturale. Non c’è quel corto circuito che ci si potrebbe aspettare dalla collisione di due sfere così complesse come la sessualità e la disabilità. Alcune opere appariranno di certo sfrontate ma proprio per questo efficaci, tanto da invitare a un’ampia riflessione sui pregiudizi dell’una e dell’altra realtà.

In questo senso, l’esperimento di Armanda Salvucci si può dire riuscito. Peccato solo per lo spazio un po’ sacrificato della Casa del Cinema, che toglie il giusto respiro a quella che è stata un’iniziativa artistica tra le più interessanti degli ultimi tempi in tema di disabilità.

Ciò che è importante – parafrasando le parole dell’ideatrice – non è dare risposte univoche, ma sollecitare domande su una realtà molte volte incompresa, perché considerata distante e scomoda. Bisogna impegnarsi ancora per accorciare queste distanze e il progetto Sensuability (che proseguirà in altre sedi e contesti) sembra all’altezza del compito.

 

Matteo Cinti

Matteo Cinti

Nato alla fine degli anni ottanta, Matteo si diploma come Grafico Pubblicitario a Roma nel 2007 e nello stesso anno conosce Ombre e Luci, iniziando a impaginare la rivista quando era ancora sotto la…

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