Sognare ci rende sempre felici o invece, specie quando la realtà si fa più dolorosa, c’è il rischio di crearsi un mondo alternativo separato? È questo uno dei temi affrontati dalla sgargiante e originale storia di Olga, edicolante sovrappeso protagonista de Il chiosco (Jaca Book 2019, traduzione di Alba Zara) di Anete Melece.
Da anni la ragazza vive dentro la sua edicola, tra giornali e riviste di ogni tipo, biglietti della lotteria, caramelle e bibite, divenendo troppo grossa per uscirne. Grazie al lavoro Olga è in costante contatto con il mondo esterno – il signore che fa jogging, la mamma che chiede sempre lo stesso lecca-lecca per calmare il pianto della figlia, la donna sfortunata in amore che cerca consigli in qualche rivista patinata, l’uomo che si rifugia nei biglietti della lotteria. Ed è sempre pronta ad ascoltare e a dire una parola gentile a chi ha bisogno di aiuto. Ma ogni tanto, di sera, Olga – che dorme nel chiosco, essendoci letteralmente cresciuta dentro a furia di mangiare caramelle – è triste. Chiusa lì, si addormenta sfogliando riviste di viaggio e si consola con le immagini di romantici tramonti. Un giorno però capita un piccolo incidente e la ragazza, stupendo innanzitutto se stessa, si ritrova prontissima a farsi trasportare dalla vita verso un viaggio nuovo. Il libro è il racconto di gabbie che saltano, di trappole che si aprono, di persone ferite pronte a ripartire.
Vincitore per la categoria albi illustrati del Premio Orbil 2020 (conferito dall’Associazione Librerie indipendenti ragazzi), Il chiosco nasce dal breve film di animazione The Kiosk, pluripremiato in tutto il mondo, che Melece, giovane artista lettone, ha realizzato nel 2013. Dimostrando una grande capacità di muoversi tra linguaggi espressivi differenti.
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