Amore caro, a filo doppio con persone fragili - Recensione

A cura di Clara Sereni, Ed. Cairo Publishing pg.160
Amore caro, a filo doppio con persone fragili - Recensione
Foto di Kate Trysh su Unsplash
Contenuto d'archivio: questo articolo è stato pubblicato più di 10 anni fa. Il linguaggio e i contenuti riflettono le sensibilità dell'epoca.

Coraggioso. Un libro coraggioso Amore caro perché, in un mondo in cui nulla scandalizza più(la violenza, lo spreco, il denaro, la morte spettacolarizzata in diretta, la sessualità e il suo utilizzo), sono comunque rimaste poche zone d'ombra di cui ancora, con un'ottica profondamente distorta, ci si vergogna. Zone dalle quali si preferisce distogliere lo sguardo, quando ti passano accanto o quando reclamano tempo, ascolto e servizi: la disabilità fisica e, soprattutto, la disabilità mentale ne sono un esempio lampante.

E così, è coraggioso il fatto che persone famose, nomi noti della televisione e del cinema, del giornalismo, della letteratura, della musica e della politica, abbiano accettato di raccontare le loro relazioni domestiche con l’handicap. Con pagine molto varie per toni e sensibilità, i numerosi autori raccontano il loro essere padri, madri, fratelli, parenti acquisiti o figli di persone “fragili” (come recita il sottotitolo). “Aprendo quell'armadio” (scrive la Sereni nell'introduzione), costoro “hanno compiuto uno sforzo di confessione mai facile”, perché “anche questo è un outing”. Così l’augurio, “la speranza forte” della Sereni, è che leggendo le testimonianze di questi volti noti, tante persone che si trovano nell’ “isolamento muto e impotente” trovino la forza di uscirne. Soprattutto, però, ascoltandone le parole (coraggiose, umili, rispettose, deboli, un po’ arroganti, superbe, gioiose, ottimiste, preoccupate, profonde), vediamo un volto diverso rispetto a quello che siamo soliti vedere nell’attrice nota, nel giornalista di grido, nella direttrice del setti manale, nella politica, nel musicista... E così (giacché lo stereotipo, spesso, è anche il nostro, mentre li guardiamo, valutiamo e soppesiamo) il doppio filo lega anche il narratore al lettore, stimolando sia l’un che l’altro. Terminando la lettura, si è comunque piacevolmente confusi. Non si capisce più bene, infatti, quali siano, tra voci narranti e voci narrate, le persone fragili. II gomitolo in copertina è, così, un vero filo d'Arianna.

Giulia Galeotti, 2009

Giulia Galeotti

Giulia Galeotti

Dopo il post dottorato e tanti lavori, Giulia ha iniziato a collaborare con diverse testate, prima di fermarsi all’Osservatore Romano, dove dal 2014 è responsabile delle pagine culturali e dal 2019…

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