Coraggioso. Un libro coraggioso Amore caro perché, in un mondo in cui nulla scandalizza più(la violenza, lo spreco, il denaro, la morte spettacolarizzata in diretta, la sessualità e il suo utilizzo), sono comunque rimaste poche zone d'ombra di cui ancora, con un'ottica profondamente distorta, ci si vergogna. Zone dalle quali si preferisce distogliere lo sguardo, quando ti passano accanto o quando reclamano tempo, ascolto e servizi: la disabilità fisica e, soprattutto, la disabilità mentale ne sono un esempio lampante.
E così, è coraggioso il fatto che persone famose, nomi noti della televisione e del cinema, del giornalismo, della letteratura, della musica e della politica, abbiano accettato di raccontare le loro relazioni domestiche con l’handicap. Con pagine molto varie per toni e sensibilità, i numerosi autori raccontano il loro essere padri, madri, fratelli, parenti acquisiti o figli di persone “fragili” (come recita il sottotitolo). “Aprendo quell'armadio” (scrive la Sereni nell'introduzione), costoro “hanno compiuto uno sforzo di confessione mai facile”, perché “anche questo è un outing”. Così l’augurio, “la speranza forte” della Sereni, è che leggendo le testimonianze di questi volti noti, tante persone che si trovano nell’ “isolamento muto e impotente” trovino la forza di uscirne. Soprattutto, però, ascoltandone le parole (coraggiose, umili, rispettose, deboli, un po’ arroganti, superbe, gioiose, ottimiste, preoccupate, profonde), vediamo un volto diverso rispetto a quello che siamo soliti vedere nell’attrice nota, nel giornalista di grido, nella direttrice del setti manale, nella politica, nel musicista... E così (giacché lo stereotipo, spesso, è anche il nostro, mentre li guardiamo, valutiamo e soppesiamo) il doppio filo lega anche il narratore al lettore, stimolando sia l’un che l’altro. Terminando la lettura, si è comunque piacevolmente confusi. Non si capisce più bene, infatti, quali siano, tra voci narranti e voci narrate, le persone fragili. II gomitolo in copertina è, così, un vero filo d'Arianna.
Giulia Galeotti, 2009
