Amici nonostante la guerra

Alcuni consigli per la lettura: in ogni numero di Ombre e Luci, nuove recensioni per approfondire le tematiche che ci stanno a cuore. Qui, la storia di un bambino libanese che insegna a non abbandonarci all'odio e alla violenza
Amici nonostante la guerra
Le recensioni di Ombre e Luci
Contenuto d'archivio: questo articolo è stato pubblicato più di 30 anni fa. Il linguaggio e i contenuti riflettono le sensibilità dell'epoca.

Tenerezza, commozione e una vaga malinconia suscita la lettura di questo libro in cui l’amicizia e l’odio, la vita e la morte si rincorrono e si avvicendano.
La storia di Nassim, piccolo protagonista del libro, inizia quasi sottovoce, con un sapore di fiaba che ci avvicina e ci rende familiare la terra del Libano: anche lì i bambini giocano, anche lì sono verdi praterie, dolci montagne, sconfinati oceani...
Ad un tratto tutto svanisce: la guerra, le bombe, l’odio hanno cancellato quasi ogni traccia vivente di questa felicità. Non possono però cancellare il ricordo che è nel cuore degli uomini, ricordo che porta colore ai paesaggi bui, ai cieli oscuri, alle fredde mura dell’orfanotrofio in cui Nassim «doppio orfano», è costretto. Ricordo che però, di notte, si muta in disperazione, angoscia, fantasmi. Unica luce è l’amicizia di Jad, anch’egli orfano di madre. Questa luce alla quale Nassim si aggrappa dapprincipio inconsolamente, diverrà poi unico motivo per cui vivere, amare, parlare.
Dalle voci dei due bimbi orfani sentiamo dunque che «l’amore è la luce del mondo», che senza luce non si può restare.
Interessanti sono inoltre, nel racconto di Nassim, alcune riflessioni psicologiche che tuttavia, a volte, sembrano provenire più dal narratore adulto che dal bambino.
Agevole è la lettura di questo libro che ci insegna ad amare nonostante tutto, a non abbandonarci all’odio, alla violenza.

A volte fa bene seguire il cammino di speranza vissuto da altri in situazioni difficili; si impara così a non soffermarsi troppo sul proprio dolore e ad aprirsi alla condivisione

Felice la trovata di lasciare, nella traduzione, vocaboli o espressioni libanesi che rendono vivace e scorrevole il racconto.

- Vittoria Terenzi, 1989

A volte fa bene seguire il cammino di speranza vissuto da altri in situazioni difficili; si impara così a non soffermarsi troppo sul proprio dolore e ad aprirsi alla condivisione
Redazione

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