Accanto, per potersi curare

L'Autorità Garante dei diritti delle persone con disabilità riconosce il valore essenziale e necessario del caregiver
Accanto, per potersi curare

Il caregiver non può essere considerato un semplice visitatore: la sua presenza è necessaria per consentire a una persona con disabilità di accedere alle cure. È questo il principio alla base della Raccomandazione n. 3 del 29 maggio 2026 dell’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità, approvata nei giorni scorsi.

L’Autorità, organismo indipendente istituito nel 2024 con il compito di promuovere la piena attuazione dei diritti delle persone con disabilità e di tutelarne gli interessi, ha rivolto il documento al Ministero della Salute, alla Conferenza Stato-Regioni, alle Regioni, alle Province autonome e alle strutture sanitarie pubbliche e private.

L'obiettivo è favorire l'adozione di criteri uniformi, chiari e non discriminatori sulla presenza del caregiver durante il ricovero e l’accesso alle prestazioni sanitarie. Secondo il Garante, infatti, in alcune realtà la presenza del caregiver viene ancora limitata o negata sulla base di regolamenti interni, interpretazioni non formalizzate o perché assimilata a quella di un normale visitatore.

La Raccomandazione afferma che il caregiver può rappresentare una misura di accomodamento ragionevole quando la sua presenza è necessaria per rispondere ai bisogni assistenziali, comunicativi, cognitivi, comportamentali o relazionali della persona con disabilità.

«Il caregiver, in questi casi, non è un visitatore: è una figura di supporto che può rendere concretamente possibile l’accesso alle cure, la comunicazione con il personale sanitario, la comprensione dei bisogni della persona e la continuità del percorso assistenziale», sottolinea il Collegio dell’Autorità Garante. «Negarne la presenza, quando necessaria e in assenza di adeguate misure alternative, può tradursi in una compressione del diritto alla salute e in una forma di discriminazione indiretta». 

La Raccomandazione chiarisce inoltre che la necessità del caregiver non riguarda esclusivamente le situazioni di non autosufficienza fisica o sanitaria. La sua presenza può essere determinante anche quando le principali difficoltà della persona con disabilità riguardano la sfera cognitiva, comunicativa, relazionale, emotiva o comportamentale. La valutazione deve quindi basarsi sul bisogno concreto della persona nel contesto sanitario specifico.

Un passaggio del documento è dedicato anche alla European Disability Card. L’Autorità raccomanda che la Disability Card con l’indicazione «A», attestante la necessità di un accompagnatore, venga riconosciuta dalle strutture sanitarie come strumento idoneo a dimostrare la necessità della presenza del caregiver, evitando richieste ripetute di documentazione e valutazioni non uniformi.

La Raccomandazione richiama inoltre la necessità di garantire la continuità della presenza del caregiver durante il ricovero, l’accesso al pronto soccorso, le prestazioni ambulatoriali complesse e gli accertamenti diagnostici invasivi. Eventuali limitazioni possono essere previste soltanto per esigenze sanitarie o organizzative specifiche, purché temporanee, proporzionate e adeguatamente motivate.

Al centro del provvedimento vi è il riconoscimento del ruolo svolto dai caregiver nell’assistenza alle persone con disabilità. Un richiamo che si inserisce nel più ampio percorso di valorizzazione del caregiver, sempre più riconosciuto come una figura di supporto fondamentale per l’autonomia, il benessere e la tutela dei diritti delle persone con disabilità.

Pierfrancesco De Paolis

Pierfrancesco De Paolis

Umanista per formazione e comunicatore per mestiere, vive con la convinzione che le parole siano strumenti di precisione. Si occupa di smontare la complessità del linguaggio per renderlo accessibile…

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