Lo zio Giorgio è venuto in agosto a passare qualche giorno da noi, nella casa di famiglia dove è cresciuto. Accolto da dimostrazioni d'affetto dei nipoti e dei cugini, il suo viso sottile incorniciato da capelli bianchi si è illuminato di un magico sorriso.
Lo zio Giorgio ha ottant'anni e da almeno cinquanta vive in una casa famiglia per persone disabili. Racconta volentieri la sua vita, parla con vivacità dei ricordi familiari. Lo accompagna un educatore attento ai suoi bisogni (lo zio Giorgio ha problemi di coordinamento, linguaggio e memoria), rispettoso dei suoi desideri e della sua autonomia; lo interpella e parla di lui sempre come il Signor K. Lo zio Giorgio è un uomo rispettato.
Nella vita quotidiana lo zio svolge una piccola attività al mattino (scelta e taglio di francobolli). “Ascolti musica quando lavori?” “No, risponde, bisogna concentrarsi per non fare errori”.
Lo zio Giorgio è un uomo disciplinato che ha imparato a far bene le cose e ad essere responsabile.
La domenica, accompagnato o solo, va in chiesa. Gli piace cantare. Tempo fa durante una cerimonia, un inno un po’ antico diceva: “Dio solo è grande; io sono solo un piccolo fiore appassito...”. Lo zio Giorgio si mette a piangere. Alla fine del rito, il pastore, che ha notato la sua tristezza, va verso di lui per capire e consolarlo. “Ma io non sono un fiore appassito” dice Giorgio. Allora il pastore gli spiega che si tratta di un’immagine letteraria e Giorgio rientra a casa rasserenato.
Lo zio Giorgio ha di sé una immagine positiva.
Prima di partire pranziamo tutti insieme. Lui è allegro, scherza persino. Ridiamo un po’ tutti.
Lo zio Giorgio è un uomo felice.
- Nicole Schulthes , 2001

