Volevo un tè al limone | Recensione

Il racconto della propria "vita da bipolare" di Fabio Macaluso (Marsilio, 2025)
Volevo un tè al limone | Recensione
Copertina del libro "Volevo un tè al limone" di Fabio Macaluso (Marsilio Editore)

Occorre una certa consapevolezza per ammettere di soffrire di una malattia mentale, anche perché questa generalmente non è ben vista dalla società». È onesto e privo di autocompiacimento Volevo un tè al limone, libro in cui Fabio Macaluso racconta la sua vita «da bipolare». Crolli repentini e piccoli passi avanti; crisi, tentativi, dolore (l’elettroshock è, ad esempio, ancora praticato in Italia) e consapevolezza, senza però «lasciarsene divorare»; accettazione e disciplina per gestire la malattia, e lo stigma relativo. È un racconto-testimonianza con un grande sottotesto: si può provare a destreggiarsi nel disagio mentale solo se lo si affronta insieme, solo se si è accompagnati. C’è ancora tanta strada da fare, anche perché se le malattie del corpo (pensiamo al cancro) sono di solito accolte «come patologie invalidanti ma naturali, davanti a cui si reagisce con solidarietà», le malattie della mente provocano invece «terrore o ostilità, come fossero la peste».

Giulia Galeotti

Giulia Galeotti

Dopo il post dottorato e tanti lavori, Giulia ha iniziato a collaborare con diverse testate, prima di fermarsi all’Osservatore Romano, dove dal 2014 è responsabile delle pagine culturali e dal 2019…

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