La vocazione di Fede e Luce

La vocazione di Fede e Luce
(foto archivio Ombre e Luci, 1990)
Contenuto d'archivio: questo articolo è stato pubblicato più di 30 anni fa. Il linguaggio e i contenuti riflettono le sensibilità dell'epoca.

A Lourdes, nel 1971, le comunità Fede e Luce riunite nella gioia della celebrazione hanno riconosciuto la loro vocazione. Si sono formate intorno alla persona con handicap mentale: a lei devono la loro esistenza, la loro ragione di essere, il loro fulcro, il loro punto d'unità.
Spesso, la persona con handicap mentale è messa da parte: è un fastidio, un guastafeste, un peso. A causa delle sue deficienze, delle sue lentezze, del suo comportamento, del suo modo di parlare, entra con difficoltà nel sistema della nostra società. E spesso resta indietro, da parte.
È vero. A volte è guastafeste. Sentendosi di troppo, non accettata per quello che è, la persona con ritardo mentale è ferita. Vive di frustrazioni. È spesso in collera e spesso viene incolpata di essere in collera. Questo aggrava la situazione.
Le comunità Fede e Luce vorrebbero essere dei luoghi in cui le persone con handicap mentale possono «essere» se stesse, sentirsi amate e apprezzate per quel che sono. Allora trovano la pace e la gioia interiore.

Facendo così, le comunità vogliono anche aiutare i genitori che spesso sono stati mortificati dalla vita, loro, così coraggiosi di fronte alle tante difficoltà. Vogliono permettere loro, in un clima di condivisione e di amicizia, di sostenersi e di confortarsi a vicenda. Così alcuni di essi hanno scoperto il vero volto del figlio, il volto del suo cuore.
Fede e Luce non è più «bambino». Il movimento si è ingrandito, comincia a scoprire chi è e le esigenze di questa crescita.
È nato nella celebrazione e nell’entusiasmo. C'è stato il tempo della luna di miele. Ora, è il tempo di mettere radici e di prendere coscienza della nostra responsabilità di fronte al dono che Gesù ci ha fatto.
La persona con ritardo mentale, come ogni povero del resto, è profetica. Grida la sua sete di relazione: non vuole prima di tutto cose, vuole l'amicizia.
Tuttavia, non tutti sono pronti a vivere un’amicizia con lei. Si è pronti, a volte, a dare un po' di soldi, anche un po' di tempo. Ma dare il proprio cuore è un rischio, perché non si sa dove questo può portarci. Ed è un rischio ancora più grande vivere questa amicizia nella fedeltà, nel tempo.
Una comunità è veramente una comunità quando cominciamo a impegnarci, a prendere coscienza che i legami che si formano costituiscono un’alleanza donata da Gesù. È Lui che riunisce la comunità; è Lui che ha chiamato tutti i membri a vivere questa alleanza. È Lui che manda ciascuno a costruire la comunità e ad esercitare il suo dono per il bene di tutti. !

Tutto cambia quando si scopre la missione: Gesù ci chiama e ci manda ad assumere un ruolo in Fede e Luce, a esercitarvi il nostro dono.
Non siamo più lì perché Fede e Luce «è bella», perché le persone ci piacciono, ma perché Gesù ci manda. Quando prendiamo coscienza di ciò, nasce una forza nuova per superare le difficoltà, gli insuccessi, i momenti di prova. Sono qui perché Gesù lo vuole. Mi aiuta e mi dice: «Non temere, sono con te».
Allora scopriamo con forza maggiore la missione profetica della persona fragile. Lei ci insegna ad accettare ciascuno per quello che è, a essere attenti ai più fragili, a quelli e a quelle che non hanno voce, a vedere in ognuno la presenza di Dio. È davvero un cambiamento. Vivere con il povero, vivere in comunità Fede e Luce, richiede che si cambi, che si cresca nell'amore. Non siamo più rivolti ai nostri interessi e piaceri, ma verso quelh degli altri. E questo si farà solo se i cuori saranno a poco a poco trasformati dal cuore di Gesù.

- Jean Vanier, 1990

Jean Vanier

Jean Vanier

Dottore in filosofia, scrittore, leader morale e spirituale e fondatore di due importanti organizzazioni internazionali basate sulla comunità, "L'Arca" e "Fede e Luce", dedicate alle persone con…

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