«Vivere l'ultimo istante»

di Christiane Jomain, Ediz. Paoline, 1986. Un libro che cerca di rispondere affrontando coraggiosamente un tema ampiamente evitato: la morte, il nostro nuovo tabù. Morire a casa o in ospedale? Con quale assistenza? E’ così difficile morire?
«Vivere l'ultimo istante»
Le recensioni di Ombre e Luci
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Morire a casa o in ospedale? Con quale assistenza? Si può tentare di capire la realtà dei morenti e superare i timori connessi con la loro presenza? E’ così difficile morire?
Questi e molti altri sono gli interrogativi posti dal libro, che cerca di rispondere affrontando coraggiosamente un tema ampiamente evitato e temuto dai più: la morte, il nostro nuovo tabù.

L’autrice è una «specialista»: una caposala di un reparto per malati considerati «al di là di ogni terapia». Ha assistito più di ottocento morenti e ha maturato l’esperienza che la morte in ospedale, la più frequente, può non essere sinonimo di solitudine e abbandono. Partendo dalla considerazione, ovvia ma non troppo, che «il morente è pur sempre un vivente», studia con dettaglio tecnico l'«anatomia» della morte, la psicologia del morente (prendendo in prestito dalla Kubler Ross lo schema degli stadi del morente) e il ruolo, ora ampliato, che l’ospedale può e deve avere nella cura dei suoi ultimi istanti. Si può immaginare come vengano toccati argomenti di grande attualità, quali l’accanimento terapeutico o, al contrario, l’eutanasia.
E’ un libro destinato a chiunque voglia avvicinarsi a questo argomento troppo spesso ignorato, sebbene lo stile dell’autrice sia un po’ quello dell’«addetta ai lavori»: in molte parti il libro è quasi una guida pratica per l’équipe medico-infermieristica, allo scopo proprio di proporre una vera preparazione professionale, che unisca la competenza tecnica alla sensibilità e maturità personale.
In base alla sua esperienza, Christiane Jomain può concludere che, se c’è tale preparazione, tutti, anche in ospedale, possono avere la speranza di morire serenamente.

di Anna Cece, 1986

Anna Cece

Anna Cece

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