«Quando arrivano i Fatt’ Curagg»

di E. Teresa Biavati, Ediz. Cappelli, 1986 - Alcune storie, vere nel nucleo centrale, emotivamente intense, delineano personaggi, anch’essi veri, che hanno tutti una cosa in comune: un’esperienza di malattia, di ricovero ospedaliero o anche di morte, in cui le sofferenze fisiche e materiali sono aggravate...
«Quando arrivano i Fatt’ Curagg»
Le recensioni di Ombre e Luci
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Alcune storie, vere nel nucleo centrale, emotivamente intense, delineano personaggi, anch’essi veri, che hanno tutti una cosa in comune: un’esperienza di malattia, di ricovero ospedaliero o anche di morte, in cui le sofferenze fisiche e materiali sono aggravate pesantemente dall’atteggiamento del mondo circostante. Medici, infermieri, inservienti, infatti, ignorano spesso il rispetto della dignità dell’uomo, dei suoi diritti di malato o anche solo della comune «buona educazione». Chi di noi non ha provato almeno una volta, sulla propria pelle o su quella di una persona cara, cosa vuol dire essere trattato come un numero o tutt’al più come una «malattia» e vedersi negato il diritto di «sapere», di essere considerati una «persona»? Quanto volte abbiamo dovuto tenerci la rabbia, l’offesa, l’umiliazione?

Tutti gli episodi narrati, con stile vivace e scorrevole, purtroppo si ripetono. Per questo il libro, al di là dell’emozione che suscita, offre delle proposte concrete per reagire positivamente a questa situazione. Come? Da una parte viene presentato il Tribunale per i Diritti del Malato (TDM), che, sorto nel 1980, raccoglie segnalazioni e proteste contro la carente gestione della sanità, promuove un controllo diretto sui servizi (Ospedali, USL...) e assicura il rispetto della Carta dei Diritti del Malato (nient’altro che diritti civili, in fondo!). D’altra parte evidenzia l’importanza della figura del «volontario» che, chiunque esso sia (giovane, pensionato, obiettore di coscienza, medico di famiglia, parente...), è appunto il «FATT “CURAGG”», il mediatore fra la persona che soffre e il mondo circostante. E' lui che cura ferite spesso più dolorose di quelle fisiche.

La proposta è quindi: non più malati spauriti, rassegnati a subire, ma denunce chiare al TDM; e non più spettatori inoperosi, ma «volontari» provvidenziali.

di Anna Cece, 1986

Anna Cece

Anna Cece

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