Quando si parte per un pellegrinaggio, tante sono le aspettative, le emozioni, gli stati d’animo. Ci si domanda: sarà bello come il precedente di dieci anni fa, quando lo vivemmo in quel momento, con quella persona? Poi questa domanda si ignora e si parte.
I cinque giorni del pellegrinaggio travolgono come una marea incalzante per poi ritrovarsi alla fine pieni, ossigenati, pronti a ritornare con “la borsa del pellegrino” zeppa di emozioni, esperienze, volti, sorrisi, pianti… insomma è sempre Fede e Luce!
Questo pellegrinaggio, a mio parere, si può racchiudere in un solo nome: Francesco.
Il giorno trascorso con Papa Francesco ha confermato il carisma di questo Papa che sentiamo “nostro” perché “piccolo”, semplice e tenero.
Poi ci ha “accolto” Francesco ad Assisi in un grande e intenso abbraccio e lì ci siamo sentiti famiglia, senza più differenze geografiche, con le singole identità definite dagli stendardi colorati.
Abbiamo vissuto e testimoniato l’appartenenza a una grande famiglia che ha iniziato 40 anni fa un cammino, non facile, non capito da tutti, ma compreso e amato con un sguardo particolare da Gesù.
Ci sono stati momenti di tensione, incomprensioni, disguidi? Ma certamente, non sarebbe Fede e Luce.
Ma tutto ha avuto come sottofondo quell’invito che ci ha portato fin qui dalle Alpi alla Sicilia, dalla Grecia, Cipro, Galilea, Svizzera, Croazia: Coraggio, sono io!
Si ritorna e riaffiora quella domanda. “Meglio dieci anni fa?”. No, no, meglio, molto meglio oggi. In Fede e Luce si va avanti perché Gesù è in cammino con noi.
Vanna Rossani, 2015