Doveva lasciare un segno per ricordare la sua amata sorella malata di una grave forma di epilessia. Aveva scelto di portare una sua collana sul K2, visto che amava la montagna. La fortuna, il caso, la provvidenza (scegliete voi...) ha voluto che si perdesse e che si ritrovasse in un villaggio sperduto del Kashmir.
Che fosse curato e rimesso in sesto e che abbia visto i bambini di quello e di altri villaggi fare scuola in un prato, seduti a terra (certo con un panorama mozzafiato ma a 4-5000 m.) e abbia deciso di promettere una scuola per loro visto che il capo del villaggio gli aveva fatto capire quanto fosse importante garantire un’istruzione ai propri figli. Comincia così la storia di Greg Mortenson, “gigante”, a volte ingenuo, americano in Pakistan, per costruire quella e altre decine di scuole. Una vicenda cominciata negli anni 90, conosciuta con il passaparola, decisamente avvincente.
Con sviluppi affatto facili, questa storia offre uno sguardo diverso lì dove immaginiamo tutti seguaci di Bin Laden e in lotta con l'Occidente. E che fa capire davvero cosa significhi garantire una libera istruzione a tutti i bambini e le bambine per il futuro del nostro mondo. Il libro ha anche una versione per ragazzi piena di foto e un seguito ne “La bambina che scriveva sulla sabbia” sull’esperienza dello stesso Mortenson in Afghanistan.
C.T. , 2010

