Desidererei raccontarvi una bella avventura che ho iniziato alcuni anni fa. Nella mia parrocchia (Stella Mattutina, Roma) in genere dopo la cresima i ragazzi possono scegliere se dedicarsi a qualche attività e molti scelgono di insegnare catechismo ai più piccini. Era quello che anch'io desideravo tanto fare. L'unico problema era che avendo io un gravissimo deficit fisico temevo di non essere accettata come catechista. Con molto coraggio, qbbandonando la mia timidezza adolescenziale, proposi la mia idea al nostro parroco e alla signora che organizza tutta la vita di parrocchia. Con immensa sorpresa la mia proposta fu accettatata con entusiasmo e così iniziai con i bambini più piccoli della prima comunione.
Sono riuscita a costruire con molti di loro un cammino che è cominciato con la prima comunione ed è finito con la cresima. È stato bellissimo...
Sono riuscita a costruire con molti di loro un cammino che è cominciato con la prima comunione ed è finito con la cresima. È stato bellissimo...
Se ripenso a quanti dubbi e paure avevo! Mi vedevo già rifiutata dai genitori e canzonata dai ragazzini; invece non ebbi nessun problema. Certo ci fu l'iniziale sorpresa ma, messe in chiaro delle semplici regole ossia che non potevo gridare come un'aquila né rincorrerli per farli star buoni, tutto fu facile. Nessuno dei tanti ragazzi che ho avuto ha mai vissuto il mio handicap come un impedimento e ho ricevuto sempre la stima dei genitori dei miei ragazzi. E' vero che ho dovuto dimostrare innanzitutto a loro e a me stessa di non temerli e anzi di essere sempre pronta al dialogo forse ancora più degli altri miei colleghi. Mi hanno dato tantissime soddisfazioni, non solo per l'apprendimento, ma soprattutto per la maturità e il rispetto che cresceva in essi. Sono riuscita a costruire con molti di loro un cammino che è iniziato con la prima comunione ed è finito con la cresima. E’ stato bellissimo vederli crescere e passare da bambini ad adolescenti; spero che manterranno un buon ricordo di tutte le esperienze che abbiamo fatto insieme. Non è che i miei ragazzi siano dei geni particolari, appunto per questo li apprezzo ancora di più.
Provo lo stesso entusiasmo ogni volta che inizia il ciclo con una classe nuova, come avvenne per la prima tanti anni fa. La mia esperienza è un modo per dimostrare che anche un disabile può essere un educatore né migliore né peggiore di tanti altri. La convinzione che i bambini non abbiano rispetto per un catechista handicappato va combattuta perché falsa. Da qui la grande responsabilità delle famiglie cristiane di insegnare ai propri figli ad accettare questi catechisti un po’ particolari... In questo modo oltre al catechismo impareranno valori fondamentali come la dignità e il rispetto non solo verso se stessi ma anche verso il prossimo.
- Gaia Valmarin, 1992