Che cosa scoprirò oltrepassando la soglia degli ottant'anni? Mi sento stimolato. Mi piace ricordare una mia grande amica, Jacqueline che è stata la segretaria del padre Thomas (fondatore dell’Arche con Jean Vanier) e quando ho cominciato l’Arca ci ha aiutato a rinnovare e ad arredare i foyers. La sua presenza è stata preziosa. Ora ha la malattia di Parkinson. Mi commuove molto: è sulla sedia a rotelle, fa molta fatica a parlare e noi a capirla. Nonostante ciò, pur nella sua debolezza irradia la pace attorno a sé. È diventata una presenza d'amore.
Sul suo esempio la mia speranza e la mia preghiera è che, quando sarà venuto per me il tempo della debolezza, io possa accettarmi e rallegrarmi di ciò che mi verrà dato. Shakspeare dice nel Re Lear. “invecchiando saremo come uccelli in gabbia ( un corpo indebolito): così vivremo pregando, cantando, raccontando vecchie storie, sorridendo alle farfalle dorate, ascoltando dei poveri diavoli darci le notizie della corte; ci arrogheremo il mistero delle cose come se fossimo le spie di Dio”. Per l’avvenire, viaggerò meno e non visiterò più le comunità. Avevo sognato di andare in Vietnam, in Cina, di ritornare in Costa d'Avorio e ad Haiti e nella comunità dell'America Latina dove la malattia mi ha impedito di andarci lo scorso anno.
Il mio sogno ora è di dimorare semplicemente nella mia comunità, il mio foyer a Trosly. Voglio cercare di vivere ciò di cui ho parlato per tanti anni, di approfondire il mio rapporto con Gesù e con i fratelli e le sorelle.
Per quanto mi sarà possibile, continuerò a dare dei ritiri alla Ferme, il piccolo centro spirituale nel cuore dell’Arca. La mia gioia è di annunciare Gesù e l’amore di Dio, la sua umile Presenza in coloro che sono i più vulnerabili.
Sono dunque pellegrino, desideroso di vivere quest’ultima tappa, non come una perdita ma come la scoperta di un nuovo modo di vivere. Un pellegrinaggio è pieno di imprevisti: incontri di persone meravigliose ma anche incidenti vari, vesciche ai piedi, intemperie ecc. I pellegrini non hanno nessuna sicurezza — né alloggio né il cibo — se non di sapere dove vanno: il luogo santo. Su questa strada, possiamo anche vedere, in tutti gli avvenimenti imprevisti e a volte ostili, la mano di Dio che ci protegge e sostiene quelli che sono i più deboli ed i più vulnerabili.

