Ha 11 anni, Maria Romero; frequenta la prima media a Marble City e vuole essere semplicemente normale (né un trofeo da esibire, né un’infelice da compatire). Non che sia facile, tra bastone bianco e libri in braille, ma lei ci prova. Non che sia facile, per una ragazzina cieca, ma – anche grazie all’amicizia (inizialmente difficile) con il coetaneo strampalato JJ Munson – l’impresa si rivelerà possibile. Anche in un mondo così tristemente omologato come il nostro, si può infatti restare fedeli a se stessi, suggerisce questo romanzo su prima adolescenza, amicizia, cecità. E sulla bellezza dell’essere «strani».
Semplicemente Maria | Recensioni
Jay Hardwig, sulla bellezza di essere strani. Lettura dagli 11 anni (Uovonero, 2025)
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