In occasione dei 40 anni di Fede e Luce, ci siamo posti alcune domande fra le quali una che ci sembra importante: che cosa ha spinto alcuni di noi, giovani o adulti a far parte di Fede e Luce? Ed a farlo non soltanto per un'estate o per un campeggio estivo, per un anno... Molti di noi sono entrati a far parte di una comunità da bambini o da adolescenti ed ora sposati, padri e madri di 2, 3 figli, continuano a mantenere (al meglio possibile) l'impegno nelle comunità.
Qual è stata la molla? Da chi è venuto l’aiuto?
Parlando così tra di noi e cercando di darci qualche risposta, ci è parso utile analizzare un po’ da vicino il rapporto tra i giovani e il “volontariato”.
La base di ogni legame fedelucino è certamente l'amicizia, ma per chi è estraneo e non ne conosce certe sottigliezze, chi “fa fedeeluce” fa volontariato, che tradotto vuol dire: occuparsi di chi è in situazione di disagio, senza
guadagnare niente, gratis.
Da qui ci siamo detti: ma oggi, ci sono ancora giovani che fanno volontariato? Stando alle statistiche si direbbe di sì.
Abbiamo chiesto al nostro giovane Matteo di andare in giro per le vie di Roma e di chiedere a ragazzi e ragazze se facevano “volontariato”. Solo qualcuno ha risposto di sì, ma occasionalmente, in parrocchia..., mentre la maggior parte ha risposto di no e uno ha detto di non sapere neppure il significato della parola.
Fermo restando che non è lecito generalizzare, abbiamo avuto però una specie di conferma: ancora pochi sono i giovani impegnati in tal senso.
Così ci è venuta l’idea che per festeggiare i 40 anni di Fede e Luce (e l'Anno Europeo del Volontariato!), al posto di 40 candeline ci piacerebbe far entrare nelle comunità italiane, 40 nuovi fedelucini.
Questo numero di Ombre e Luci “Perché non io?” vorrebbe servire a dare lo spunto, la voglia, il coraggio a qualche amico o amica di affacciarsi alla finestra di Fede e Luce e di altre realtà associative; di guardare un po’ cosa capita lì dentro; provare, osare, cercare di capire chi sono i tanti bambini, giovani, adulti, resi fragili da un handicap o da una disabilità, ma capaci, a modo loro e in maniera sconvolgente, di offrire una marcia in più anche a chi manca di carburante, a chi non sa più che direzione prendere, a chi non sa dare più senso alla propria vita. A volte, in realtà come queste, potrà capitare di rimanere delusi o di sperimentare difficoltà inattese... rimane importante provare l’incontro e riconoscere i limiti propri e quelli degli altri in una realtà tanto umana.
E poi, quel che conta, non è tanto “fare noi i bravi”, fare noi “del bene agli altri”, mettere in mòto le nostre competenze al servizio di chi ha bisogno...
Quel che conta è lasciarsi scegliere da loro come compagni di cammino e seguirli, perché conoscono la strada meglio di noi!
Mariangela Bertolini, 2011
