Mantenere viva la giovinezza nel cuore

Per lungo tempo le limitazioni e le sofferenze dovute all’handicap sono state per me un incitamento.
Mantenere viva la giovinezza nel cuore
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Per lungo tempo le limitazioni e le sofferenze dovute all’handicap sono state per me un incitamento. Con l’entusiasmo che mi è naturale e un con un po' di coraggio sono riuscita a vivere intensamente e mi sono così interessata a tante cose che la coscienza della mia infermità è sempre rimasta in secondo piano.

Ma da un po’ di tempo tutto sembra modificarsi. I movimenti che mi fanno male, una vita al rallentatore, la sensazione di pesare sugli altri o sulla società senza riuscire a restituire a sufficienza, tutto invade a volte la mia mente portandomi a uno scoraggiamento immenso.

Allora compaiono interrogativi angoscianti: quando finirà la mia attività professionale, che ora è già cosi ridotta, saprò immaginare e potrò svolgere compiti che abbiano un senso? Il calo degli introiti, la fatica di chi mi aiuta, restringeranno ancor più il mio mondo già così angusto?

Il buon senso e la fede mi incitano a respingere queste riflessioni che mi buttano giù il morale, e la buona educazione mi impone di tacerle per non urtare nessuno.

Come vincere la tentazione di fare bilanci? Sono negativi, nocivi, addirittura fuorvianti, perché ogni volta che vi soggiaccio dimentico i mille doni ricevuti dalla vita, la forza personale, la gioia delle amicizie. Forse è meglio fissare lo sguardo su ciò che Gesù raccomanda nel vangelo di Matteo (18.4): “diventare come bambini per entrare nel regno di Dio”, cioè avanzare verso una pienezza umana e aprirsi alla vera vita. Cosa significa, alla mia età, ritrovare un cuore di bimbo?

Perdere le chiavi, o le illusioni senza farne un dramma. Conservare sogni un po’ folli. Dare fiducia agli altri. Provare gusto nel raccontare storie allegre, o le proprie gioie. Osare farmi consolare. Credere che Dio è un vero Padre che conta anche i nostri capelli, un Padre che ha compassione delle nostre debolezze e che ci dona ogni giorno il pane della sua grazia.

Invece di dire senza costrutto: “Che cosa diventerò?” non dovrei piuttosto domandarmi: “Chi sarebbe felice se l'ascoltassi? Chi desidera confidarmi pene e speranze per portarle insieme? Chi può arricchirmi con la sua esperienza e il suo dinamismo?”

Credevo anche di potere e dovere portarla da sola, ma mi accorgo che per varcare la soglia temuta della terza età ho totalmente bisogno degli altri.

Credevo anche di potere e dovere portarla da sola, ma mi accorgo che per varcare la soglia temuta della terza età ho totalmente bisogno degli altri.

Tocca a me gustare il sapore del momento presente, come fa un bambino, se voglio ritrovare una certa leggerezza nel vivere. Sto scoprendo che mantenere viva la giovinezza del cuore rappresenta una vera lotta contro le forze distruttive del corpo e della mente. Sono forze presenti in tutti, ma in me sono state precocemente messe in luce dall'handicap. Non avrei mai pensato che questa lotta fosse così dura.
Credevo anche di potere e dovere portarla da sola, ma mi accorgo che per varcare la soglia temuta della terza età ho totalmente bisogno degli altri.

Vi prego, ricordatemi che la vita è piena di risorse nascoste. Sorreggete il mio coraggio, dimostratemi fiducia. Fatemi ridere. Domandatemi dei favori. Ricordate davanti a me i grandi problemi del mondo e parlatemi di voi. Ditemi di nuovo, quando lo dimentico, che Dio ci chiama a una vita di amore intenso e che EGLI ne è la fonte.

Se mi aiuterete a uscire da questa fin troppo nota “depressione dei cinquant’anni” ripartirò insieme a voi per mezzo secolo di infanzia ritrovata... e sarà bello.

(Da «Recherches» n. 85)

- Marie Baptiste, 2001

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