La nostra presenza accanto a lei

Dopo la sua nascita, Philippine ha subito quasi un’operazione all’anno. La più importante è stata quella del 2010: tre settimane di ricovero con due interventi chirurgici di quattro ore ciascuno, alla colonna vertebrale.
La nostra presenza accanto a lei
Foto Nicolas Coipeau
Contenuto d'archivio: questo articolo è stato pubblicato più di 10 anni fa. Il linguaggio e i contenuti riflettono le sensibilità dell'epoca.
Preparare Philippine ad un’operazione non può risolversi solo con le parole, anche se noi le spieghiamo lo stesso ciò a cui andrà incontro. Tutto è nell'ordine dell'invisibile con lei, è per questo che noi ci rivolgiamo all’Invisibile per prepararla ed è dunque nella Fede e nel Sacrament dei malati che troviamo il mezzo, secondo noi il più appropriato, per aiutarla a vivere questo passaggio. Questo ci permette di vivere un momento forte intorno a lei e di beneficiare in famiglia della forza di questo Sacramento come di un balsamo di consolazione. Ed è per averlo sperimentaDifendere la fragilità di ognuno to io stessa, prima di un’operazione che gli conferisco tanta importanza. Ne avevo ricevuto un tale sollievo dalla mia angoscia che permettere a Philippine di ricevere questo sacramento è per me ciò che posso offrirle di meglio per affrontare la prova dell’anestesia, un salto nel buio e nel rischio, la prova dell’ospedalizzazione, un taglio con l’abituale ambiente di vita, l’eventuale dolore e la grande fatica. Invitiamo così gli amici più vicini a pregare con noi e per noi, per averne un sostegno che ci fa molto bene. La seconda cosa alla quale siamo stati attenti è di essere presenti con lei al massimo, preservando però le nostre forze. Per questo, ormai da vari anni, non restiamo a dormire presso di lei in ospedale, e ciò costituisce un importante risparmio di fatica. Tuttavia restiamo molto con lei, cercando di essere lì per i pasti, nei periodi in cui può mangiare. Molto spesso il papà è con lei la mattina, al momento del risveglio e la sera, mentre io vado durante il giorno. Qualcuno potrebbe dire che questi sforzi non servono a granché, che è indifferente andare o no. Tuttavia la vita stessa di Philippine pone questa tipo di domanda: se lei è come un “vegetale” ed è assurdo occuparsene, oppure, è un essere umano che ha bisogno di amore ed in questo caso la nostra presenza amorevole ha sempre senso, anche se non ne abbiamo alcuna prova tangibile, ma la fatica talvolta è alleviata anche solo da un sorriso che ci fa capire che lei è contenta. La nostra presenza è apprezzata dal personale sanitario, spesso disorientato dall’handicap e dal fatto che non parla; il personale preferisce infatti che siamo presenti per aiutare a decodificare le condizioni di Philippine: come si sente, se ha male o no, se ha bisogno di qualcosa. Infine l’ultima ospedalizzazione mi ha obbligato ad affrontare la questione della morte, sempre in maniera molto inquietante e a dire di nuovo sì alla vita di Philippine, cercando di continuare ad avere fiducia. Sophie Lutz, 2011

Ombres et Lumiére, n. 180

Sophie Cluzel

Sophie Cluzel

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