In vacanza... tutto come se si trattasse di un gioco

Vi racconto la mia esperienza ai campi Fede e Luce con i bambini disabili
In vacanza... tutto come se si trattasse di un gioco
Foto di Everett Beaupit su Unsplash
Contenuto d'archivio: questo articolo è stato pubblicato più di 40 anni fa. Il linguaggio e i contenuti riflettono le sensibilità dell'epoca.

L'esperienza di lavorare, giocare, partecipare ogni cosa con i bambini handicappati nei due campeggi estivi di Alfedena è stata per me fondamentale. Primo perché è raro avere un'esperienza di comunità con loro, secondo perché credo che un rapporto costruttivo con i bambini, tentando di stare insieme rispettando la loro crescita e le loro esigenze, sia molto difficile da attuarsi.

La prima cosa che ho notato, anche nei più piccoli, è stata un'estrema disponibilità ed apertura e gioia nell'inventare, fare, ognuno nei limiti delle proprie possibilità.

Ogni momento della giornata che "faticosamente" era stato programmato il giorno prima, diventava più bello per la loro enorme partecipazione e interesse. Tutte le iniziali difficoltà d'ambientamento: la presenza di persone sconosciute, la mancanza della mamma, gli orari diversi, la confusione, venivano sempre superate dopo il primo o secondo giorno.

Vi erano certo degli inconvenienti: nei momenti in cui eravamo tutti intorno a un tavolo (di solito a pranzo o a cena), diventava difficile controllare la situazione. Trovarsi in mezzo a tanta gente era motivo di risate continue, Babba cantava in piedi sulla panca, Pablo mandava bacini e sospirava il nome di qualcuno, Nandona si dondolava sulla sedia...

La creatività e la gioia di cui ho parlato in principio sembrava in loro inesauribile quando si trattava di giocare, fare scenette, cantare; a correre; urlare. Invece, soprattutto chi è alle prime esperienze con questi bambini incontra qualche difficoltà nel tener sveglia la loro attenzione in qualcosa che è più impegnativo (i lavoretti,le attività).

In questi casi molto spesso non riuscivamo a mantenerli interessati forse perché per loro è difficile la concentrazione. Noi dovremmo riuscire a far svolgere tutto come se si trattasse di un gioco; così sarebbero più stimolati.

Molto spesso penso che dovrei conoscere meglio le loro possibilità e i loro limiti per poterli aiutare. Per questo ritengo fondamentale continuare ad incontrarsi nei gruppi in città dove i genitori ci possono partecipare la loro esperienza. La crescita comune, la partecipazione, le scoperte e le nuove idee che possono uscire dagli incontri invernali sono bagaglio importantissimo per i prossimi campeggi.

Francesca Donati, 1979

Redazione

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