Grazie, papà don Carlo

Don Carlo Gnocchi visto con gli occhi dei suoi «figli», raccontato attraverso le testimonianze di chi l'ha conosciuto.
Grazie, papà don Carlo

Di recente si è parlato molto della fondazione don Gnocchi, ma quale era davvero il progetto del sacerdote lodigiano? Per rinverdire la memoria, riprendiamo il libro Grazie, papà Don Carlo in cui le bimbe e i bimbi di allora ne ricostruiscono l’impegno per l’infanzia in difficoltà a causa delle contingenze del tempo: orfani di guerra, mulattini e mutilatini, bimbi colpiti dalla poliomielite, focomelici. In tempi in cui la disabilità era sentita come una condanna, Gnocchi sostenne questi bambini in termini fisici, culturali e sociali, rendendoli così cittadini capaci di vivere non della pietà del prossimo, ma grazie alle proprie capacità. Riabilitarli e recuperarli ha significato però per don Gnocchi anche pretendere che la società facesse qualcosa per loro, riconoscendone i diritti. Egli tra l’altro era convinto che la disabilità, per essere davvero aiutata, avesse bisogno di personale qualificato, all’altezza del compito. Al contrario, oggi chi si occupa di disabilità è ancora (per lo più) chi non ha trovato un impiego migliore.

Giulia Galeotti

Giulia Galeotti

Dopo il post dottorato e tanti lavori, Giulia ha iniziato a collaborare con diverse testate, prima di fermarsi all’Osservatore Romano, dove dal 2014 è responsabile delle pagine culturali e dal 2019…

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