Di recente si è parlato molto della fondazione don Gnocchi, ma quale era davvero il progetto del sacerdote lodigiano? Per rinverdire la memoria, riprendiamo il libro Grazie, papà Don Carlo in cui le bimbe e i bimbi di allora ne ricostruiscono l’impegno per l’infanzia in difficoltà a causa delle contingenze del tempo: orfani di guerra, mulattini e mutilatini, bimbi colpiti dalla poliomielite, focomelici. In tempi in cui la disabilità era sentita come una condanna, Gnocchi sostenne questi bambini in termini fisici, culturali e sociali, rendendoli così cittadini capaci di vivere non della pietà del prossimo, ma grazie alle proprie capacità. Riabilitarli e recuperarli ha significato però per don Gnocchi anche pretendere che la società facesse qualcosa per loro, riconoscendone i diritti. Egli tra l’altro era convinto che la disabilità, per essere davvero aiutata, avesse bisogno di personale qualificato, all’altezza del compito. Al contrario, oggi chi si occupa di disabilità è ancora (per lo più) chi non ha trovato un impiego migliore.
Grazie, papà don Carlo
Don Carlo Gnocchi visto con gli occhi dei suoi «figli», raccontato attraverso le testimonianze di chi l'ha conosciuto.
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