L’inizio di questo libro è un lungo grido di ribellione. Lo stesso Giobbe viene giudicato perché si è rassegnato troppo facilmente. L’autrice invece non può accettare la sventura che ha colpito la figlia handicappata mentale e ne sente l’esistenza in modo totalmente negativo. Quanti genitori durante questa lettura si ritroveranno nei sentimenti che non osano nemmeno confessare a se stessi?
Ma in queste tenebre a poco a poco affiora una luce che rende possibile la scoperta del significato della prova, delle ricchezze nascoste in una persona il cui vero tesoro rimane intatto al di là di ogni insufficienza, e della presenza di un Dio che condivide il nostro dolore e si rivela vittorioso su ogni male. Questa scoperta è agevolata da amici validi e comprensivi e dall’accoglienza di una comunità Fede e Luce.
L’autrice rilegge allora il libro di Giobbe con occhi diversi. Le ultime parole di questa madre così provata saranno dedicate alla Speranza.
Non possiamo che rallegrarci per il « contrappunto » finale scritto da una sorella di questa giovane handicappata mentale. Qui viene descritta la sua scoperta, malgrado il dispiacere di non essere arrivata alla chiarezza della madre. Dichiara però che la porta non è chiusa e non esclude che il cammino tracciato dai genitori possa condurla un giorno alla stessa luce.
- Henri Bissonnier, 1992