Alcune famiglie ritengono che da sole non potrebbero sopportare il peso e la sofferenza di avere bimbi handicappati” e così, spiega Livio Lucà Trombetta, è sorto il progetto FANHA - Famiglie Accoglienti Nascituri Handicappati - avviato nel 1996 a Messina, per tentare di salvare da un aborto eugenetico un bambino, affiancando alla famiglia naturale tre famiglie affidatarie. Tre famiglie perché una possa accogliere in adozione o in affido il , bambino, le altre due per sostenere e sostituire la prima quando impegni esterni lo richiedano.
L'obiettivo è dare una risposta concreta a chi si sente drammaticamente solo e incapace di gestire ed accettare una gravidanza e soprattutto un figlio malato.
“Purtroppo molte madri credono che abortire sia meno grave che far nascere un bambino malato che non potranno accudire. Cominciare a formare e a far conoscere l’esistenza dei gruppi FANHA potrà far maturare la disponibilità all’accoglienza senza condizioni”.
La stessa famiglia di Livio e Liliana — lui architetto, lei ricercatrice di bioetica — formata da Lucia (la figlia naturale), Azeb, Iftu e Marietta (i figli in affidamento) accoglie nel giugno del 1998 il piccolo Angelo, gravemente cerebroleso e al quale i medici avevano diagnosticato poche ore di vita. Angelo è vissuto per nove mesi amato e custodito in seno alla loro famiglia prima di tornare al Padre. Da questa esperienza vissuta in prima persona nasce la convinzione della necessità di un progetto come questo: “L'aborto a fini selettivi-eugenetici continuerà ad aumentare se non ci saranno famiglie disposte ad accogliere questi bimbi, e questo trasformerà, distruggendola, la società del futuro. Il domani potrà essere formato solo da uomini sani, non perché è stata debellata la sofferenza, ma perché saranno stati eliminati i sofferenti?”
