Dialogo aperto n. 93

Dal vostro punto di vista: suggerimenti, commenti, critiche per la rivista... i problemi e le domande
Dialogo aperto n. 93
Sempre meglio parlarne, no? (foto archivio Ombre e Luci)
Contenuto d'archivio: questo articolo è stato pubblicato più di 20 anni fa. Il linguaggio e i contenuti riflettono le sensibilità dell'epoca.

Quel 6 al SuperEnalotto!


...In questo paese non c'è un gruppo di volontari (anzi c'è un gruppo della Croce Rossa e sapete una cosa, lo scorso agosto che è entrato in funzione le signore prima di mettersi la divisa sono andate dal parrucchiere).

Mia figlia non è affetta da nessun tipo di malattia infettiva, ma qui è come se lo fosse con queste persone e con il resto della popolazione perché io mi batto sempre per aver riconosciuto un suo diritto (al Comune mi chiamano. la "rompipalle" scusate il termine), perché vado sempre a chiedere qualcosa della quale ho saputo di aver diritto. Ma io vado avanti e conto solo sulle mie forze e quelle di mio marito e di mio figlio che è talmente legato a sua sorella che guai a chi gliela tocca a parole o a gesti. A volte sogno ad occhi aperti quel 6 al SuperEnalotto e allora non penso di aiutare nessuno del mio paese: al primo posto ci sono le amiche di Ombre e Luci a cui darei molti soldi così potrebbero aiutare persone come me che si trovano spesso in difficoltà. Ma questo è e resta un sogno. Però, chissà...!

Immacolata



Vi sosterrò


Ho gradito ricevere la vostra rivista, tramite un'amica comune. Da quando abbiamo avuto un nipotino gemellino cerebroleso in conseguenza del parto, siamo interessati a tutte le relative problematiche. Non avevo mai avvicinato situazioni del genere, anzi mi ha sempre dato un senso di disagio incrociarle, non avrei mai scelto di fare volontariato in questo campo, ma la vita stessa mi dà modo ora di capire come ci si deve rapportare con queste persone. [...] Per quanto mi riguarda sosterrò volentieri la vostra rivista. Grazie. Cordiali saluti

Annalisa Bilotta



In comunione conla Cina


Cari amici,
...anche se vi scrivo una lettera solo una volta all’anno, vi assicuro il mio affetto e la mia preghiera. Mi siete particolarmente presenti quando prego la mattina prima di uscire dalla camera e prendere la colazione con la "mamma" e i sei ragazzi della nuova casa famiglia dove sono stato mandato dopo il rientro dalle vacanze. E un momento di comunione con Dio e con tante persone sparse ovunque, un momento in cui la mia camera si apre a tutto il mondo.[...] Sono ormai due anni che sono venuto qui, abbia aperto una porta nella grande Cina. E bello essere presente in questa terra d’adozione, anche se non posso fare ciò che a Hong Kong potevo fare. [...] Sono qui in comunione con la Chiesa di Cina. Ricordo come nei primi anni di permanenza a Hong Kong mi sono recato varie volte al confine, ma tutto ciò che si poteva fare era guardare alla Cina da una collinetta! Oggi, standoci dentro, è possibile offrire qualcosa ai fratelli e sorelle cristiani cinesi. E possibile dare loro una mano per sostenerli ed affrontare le sfide della modernizzazione e della secolarizzazione in questa società che sta cambiando rapidamente.

Rinnovo il mio grazie a tutte quelle persone che durante la mia permanenza in Italia mi hanno dato dei contributi per i disabili di Huiling e per la Chiesa di Cina. Sono contento di dirvi che uno dei progetti che la Caritas diocesana di Como proporrà sarà la ristrutturazione del nostro Centro residenziale per adulti [...]. Vivendo da tempo in una casa famiglia, tocco con mano come le piccole comunità sono il luogo che meglio favorisce la formazione delle persone ospitate. I responsabili di Huiling sono perciò decisi a fondare alcune nuove case famiglia, dove gradualmente verranno collocate le persone che ora sono ospitate nel grosso centro. A sua volta il centro verrà trasformato in luogo di attività diurne. [...]Jdico subito un grazie a chi vorrà rispondere all'appello della Caritas e darci una mano. [...] Vi sentirò vicini.

P. Mario Marazzi



Piccolo mio


Ho ricevuto l’ultimo numero di Ombre e Luci, l’ho sfogliato, l’ho letto, e mi sono fermata a fissare la copertina; immagini già viste, parole cantate centinaia di volte. Ma ogni volta...!
Il giorno stesso che papà scrisse le parole di Piccolo mio, me le cantò per farmi sentire il motivo della canzone. Avevo poco più di sei anni e imparai subito a canticchiarla, me ne innamorai subito. Ricordo quel giorno perfettamente... E ricordo che ci rimasi male quando papà mi disse che non l’avrei cantata io perchè ci voleva la voce di un maschietto! Ma ero solo una bambina e non potevo immaginare quanto Piccolo mio sarebbe diventata importante per me. Ripenso ad Assisi, sotto il capannone, leggere sulle labbra di tanta gente le stesse parole, quelle di una canzone nata così, nel silenzio di una notte senza pretese, solo per esprimere l’amore di un papà per il suo bambino speciale. Con Piccolo mio ogni volta io ritrovo mio padre in uno stato di tale leggerezza e semplicità, che pensare a lui mi sembra all’improvviso "facile". È come se il papà di "piccolo mio" vivesse in ognuno di voi, perché Fede e Luce ha dato a questo canto il senso più bello e più grande che mai il mio papà avrebbe potuto immaginare. Grazie perché il ricordo così si fa più dolce; perché è stato proprio in comunità, è stato proprio a un campo che con naturalezza e semplicità si sono sciolte quelle lacrime che sempre fanno così tanta fatica a venir giù. Grazie a Ombre e Luci che ha avuto l’idea di dare spazio ai papà, a tutti i papà, a quelli che ci mancano tanto e che ci hanno insegnato a vivere, perché hanno vissuto intensamente; ci hanno fatto crescere, perché i loro consigli ci sono stati preziosi; ci hanno insegnato ad amare perché il loro amore è stato grande ed è stato tutto per noi.

Giorgia Fontani

Redazione

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