Dialogo aperto n.97

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Dialogo aperto n.97
Sempre meglio parlarne, no? (foto archivio Ombre e Luci)
Contenuto d'archivio: questo articolo è stato pubblicato più di 10 anni fa. Il linguaggio e i contenuti riflettono le sensibilità dell'epoca.

Numero coraggioso!

Vi abbraccio tutti con par- ticolare affetto e una fitta al cuore per la scomparsa di Ni- cole....
Il numero ultimo è vera- mente coraggioso perché parlare esclusivamente delle gravi malattie degli anziani è sinonimo di apertura, capaci- tà di stare di fronte a questi grandi drammi, senza negarli o sminuire la portata; ma per poterli vivere e condividere con la convinzione che non siamo soli, che Cristo è vicino a “loro” e a noi e che non dobbiamo “temere” ma te- nerci per mano e volerci be- ne, perché questa è la medici- na indispensabile per vivere e poi ... se ci fidiamo qualcuno ci dà la forza, la tenacia, la fi- ducia ogni giorno.
Scriverlo è facile, special- mente in una bella mattina piena di sole di fronte al pa- norama di una bella collina, ma vivere questa fede nell’a- more provvidenziale di Dio non mi riesce quasi mai... So- no sempre rigida e troppo ambiziosa nei confronti del mio figliolone (quasi 30 anni). Vorrei che Andrea fosse “ec- cellente” in qualcosa che compensasse, in fondo, il mio orgoglio ferito di madre anco- ra troppo egocentrica... Que- sto finale lo dimostra bene!
Grazie ancora per il bene che diffondete e un grande abbraccio a tutti.
Silvana Zamperoni


Vi ringrazio per quello che fate

Personalmente, leggendo il “nostro” giornalino, mi sento sempre commossa ed arricchita e chiamata a rive- dere i miei comportamenti, nel pensiero e nell’agire. Ras- sicurata e confortata, anche.
Soprattutto, sono convin- ta che Ombre e Luci sia un mezzo importantissimo per continuare ad affermare l’im- portanza di ogni PERSONA concepita, come creatura di Dio — per chi si dice credente — e quindi risorsa per un cam- mino sempre più alla luce del- le Beatitudini, per ognuno di noi ed un richiamo continuo alla condivisione ed alla reci- procità; ma, ugualmente, per chi non crede, PERSONA ric- ca di quei valori, semplicità, trasparenza ed accoglienza, fra i primi, che sono esempio per tutti.
Nell'ultimo numero... il sa- luto a Nicole, tanto cara e preziosa! Come tanti ormai della prima ora di Fede e Lu- ce, la penso e li penso, felici, là, insieme, che ci accompa- gnano con Amore.
Ed ho trovato molto inte- ressante tutto ciò che avete pubblicato circa l'Alzheimer: è un problema che anche molti di noi qui hanno vissuto o vivono oggi con un genito- re o un familiare. Le diverse esperienze mi sembra possa- no mitigare quei dubbi e quel- le sofferenze del cuore che in- sorgono quando si ama una persona e la si vede così tra: sformata e non si sa che stra- da prendere.
Lucetta Battilani (Parma)


Accolgo l’invito...

...a “discutere” sulla pro- posta di Stefano Artero nella sua lettera nell’ultimo numero di Ombre e Luci. Che fare quando ci si ritrova in gruppi Fede e Luce che, anno dopo anno, invecchiano per l’età dei componenti e, senza ricambi o nuove entrate sensibili, sem- brano inaridirsi? Stefano pro- pone di dividere la comunità in “gruppetti” destinati ad entrare in altre comunità, più vitali, si intuisce. Non sarei d'accordo, è una soluzione che di fatto si basa su molte separazioni e una fine che provocano dolore e disorientamento. Perché non porsi invece tutti insieme il pro- blema e vedere quali passi fare, cosa inventare, come muover- si per ridare vita e colore a ciò che sembra spento? Vorrei fa- re anche un’altra proposta su cui eventualmente discutere. Quando una comunità si sente abbastanza sicura dei valori che la sostengono e ha un po’ di entusiasmo perché non pro- vare ad inserirsi ad entrare in relazione con la comunità par- rocchiale che la ospita? È una cosa tutt'altro che facile ma forse vale la pena dedicarvi qualche pensiero.
Lucia B.


Testimoni della fedeltà

Ho appena vissuto una bel- la esperienza a Pontelambro(Erba) attorno alla morte di Davide Schiatti, figlio di Mario, cofondatore di Fede e Luce con don Dario Madaschi, con noi già a Ginevra nel 1983!
Da cinque anni, Davide non usciva quasi più dalla sua stanza e si lasciava curare so- lo dal papà.
È morto di un'emorragia interna nel suo letto. I genito- ri sono meravigliosi, davvero dei bei testimoni della fedeltà e della grazia del sacramento del matrimonio!
Il funerale era “profondo” e un'ora di pace. Don Marco Bove ha trovato le parole giu- ste. La presenza di tanti amici fedeli mi ha toccato il cuore.
Lì si sentiva veramente il cuore di Fede e Luce. Mi vo- gliono bene e mi fanno senti- re come un loro fratello. Pos- so parlare con loro, subito, con il cuore aperto e loro ac- cettano benevolmente anche proposte di cambiamento. Il lungo viaggio e i tanti chilo- metri affrontati per loro non mi costa fatica. Ora vado a ce- lebrare la Messa prefestiva in una chiesa troppo vuota. Ma il mio cuore d’amico è collegato con voi, con Maria e Gesù e così si riscalda anche in mezzo all’indifferenza crescente dei battezzati attorno a noi. Un abbraccio molto forte!
Padre Klaus Sarbach

Padre Klaus ci manda due testi letti durante il funerale di Davide

Sogno - Speranza Amore

Quando una persona capisce, che non riesce quasi più a sognare, cerca qualcosa di nuovo per ridare un senso alla propria esistenza.
La trova nella speranza.
La speranza non è un sogno ma può aiutare ad andare avanti.
Quando cominci a capire che stai perdendo anche quella allora si che diventa duro credere in qualcosa.
Te la prendi con tutte e con tutti, vai in crisi e ti chiudi in te stesso pensando solo in negativo.
E allora cosa fai?
Piangi...
Il pianto ti aiuta a capire che non sei più solo nella tua vita in salita.
L'amicizia ti fa ritrovare l’amore che è molto più importante dei sogni e della speranza.
Mario Schiatti - papà di Davide

E chi lo cura Mario?

Un uomo che vive per suo figlio da anni e non dorme più o dorme poco perché quando dorme ha gli incubi... se non dorme, non può nemmeno sognare ed allora si sueglia la notte per pensare cosa è meglio fare per Davide: migliorare le terapie, i tempi di somministrazione, l'alimentazione, il modo di rapportarsi con lui e così ha inventato un modo nuovo di fare il padre, l’educatore, il fisioterapista, l’infermiere ed altro di più. Ma che fatica! E chi lo cura Mario?
Dott. Ambrogio Rigamonti, amico medico

Redazione

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