Edith Stein, il teatro e l’incontro
Il nostro professore di religione, il professor Pancaldo, ci ha proposto di preparare uno spettacolo su Edith Stein, filosofa deportata ad Auschwitz e poi santificata, facendoci appassionare ai suoi scritti: avremmo potuto esprimere la necessità, provocata dall’esperienza quotidiana di servizio, di testimoniare il dialogo, l’amore, la spontaneità e la ricchezza che circondano tutti noi. Dunque, attraverso la volontà, la collaborazione e la passione, è nato Chi sei, dolce luce?, parole tratte dal primo verso di una poesia di Edith Stein. Ogni membro di questo progetto, nella sua unicità, ha portato una parte di sé e ha contribuito alla scoperta della luce di cui parlava la Stein: una luce visibile nei ragazzi del centro MAIC di Pistoia, che hanno collaborato attivamente prendendo parte alle scenografie e poi entrando in scena come veri e propri attori, fonte di ispirazione, di supporto e spesso anche di stupore. Non è stata solo l’interpretazione della vita di una santa perché ogni individuo che vi ha partecipato è stato fondamentale per la sua realizzazione; soprattutto ognuno di noi ha scoperto qualcosa in più su se stesso e ha imparato a relazionarsi con gli altri, un piccolo tassello che ha composto un bellissimo mosaico, raffigurante la vita di una donna che è stata capace di aprirci il cuore.
Emma Tesi (Pistoia)
Casetta «a quattro ruote»
Ruote piccole piccole… quelle delle indimenticabili, lucide e colorate Fiat 500 che la comunità di San Gregorio ha potuto ammirare e cavalcare per un gemellaggio straordinario con una delegazione del Fiat 500 Club Italia. La mattina davanti alla chiesa brillavano dei giocattolini di vari colori quasi in attesa di riprendere vita, per accogliere nei loro minuscoli sedili dei nuovi amici. Gli amici delle 500 ci hanno fatto compagnia a pranzo condividendo i nostri canti e il nostro cibo in un vero spirito di accoglienza e condivisione che ha fatto conoscere l’ingranaggio di Fede e Luce a chi di motori se ne intende. Si erano fatte le 15:30 e all’esterno si cominciava a sentire come un rumore di falciatrice e un odore di carburante a cui non siamo più abituati. I piloti e proprietari, splendidamente accoglienti — ma, lo sentivo, nel loro intimo anche leggermente preoccupati di questo nostro assalto — con ogni aiuto e delicatezza ci hanno fatto entrare a turno in due o tre nelle loro spider con il tettuccio aperto e il motore rombante… altro che falciatrici! Uno, due anche tre giri per la Portuense in colonna strombazzanti e la bandiera italiana in cima alla carovana. Tutti insieme a rivivere momenti del nostro passato… per i più attempatelli, chi non era mai andato in 500, e splendida novità per i ragazzi dentro a questi giocattolini decapottabili dell’uomo comune
David Fucili (Roma)