Custodi della speranza

Se è vero che per nessuno è scontato e facile raccontare la propria difficile esperienza con la disabilità, forse in passato lo era ancor di più e soprattutto per i papà
Custodi della speranza
Caterina con il suo papà (foto archivio Ombre e Luci)
Contenuto d'archivio: questo articolo è stato pubblicato più di 10 anni fa. Il linguaggio e i contenuti riflettono le sensibilità dell'epoca.

Negli ultimi anni molti papà hanno raccontato e descritto il particolare legame d’amore per i loro figli portatori di un handicap, parlando e scrivendo della loro esperienza, non trascurando il loro dolore e la loro rabbia, ma condividendo nuovi modi di star con loro, inventando attività perché dopo la scuola trovino un possibile e relativo spazio di autonomia. Uno degli ultimi libri usciti,

Alla fine qualcosa ci inventeremo, che recensiremo, è scritto da Gianluca Nicoletti, papà di Tommy, un ragazzo autistico, e affronta le gravi preoccupazioni di un padre rispetto al dopo di noi.

Sulla rete i papà trovano certamente un trampolino in più e sono molti quelli che descrivono le loro esperienze. Uno di loro, questa estate, ha percorso il cammino di Santiago con i due figli di 12 e 8 anni, il primo dei quali autistico, per sensibilizzare al diritto al movimento, al trasporto accessibile, alla partecipazione ad attività culturali, ricreative e sportive. Alcuni fondano associazioni e insegnano ai loro figli attività decisamente nuove, come quella del carpentiere o di addetto alle consegne (L’emozione non ha voce, n.125). L’attenzione nei confronti dei papà è senza dubbio maggiore.

In Francia, nella scorsa primavera, è uscito un film De toutes nos forces, di Nils Tavernier, che ha tratto ispirazione dalla vera storia di un padre e di un figlio con un handicap neuro-motorio: i due hanno reso pubbliche le loro battaglie partecipando a molte gare di triathlon negli Stati Uniti. Sempre in Francia, la rivista Declic, l’associazione francese per la lotta alle miopatie -AFM- e Leroy Merlin organizzano da diversi anni un concorso per premiare le migliori idee di papà amanti del bricolage e di mamme creative, per l’aiuto al quotidiano e all’autonomia dei propri figli con handicap, con risultati davvero interessanti. Non sappiamo se anche in Italia esista una cosa simile: magari qualcuno di voi può segnalarcelo.

Insomma, se è vero che per nessuno è scontato e facile raccontare la propria difficile esperienza, forse in passato lo era ancor di più e soprattutto per i papà. In trent’anni di Ombre e Luci e in 126 numeri ce ne sono stati solo due o tre dedicati ai padri… Diceva uno di questi, “sono un papà ed ho imparato ad essere sottinteso..” (P. Bertolini). È anche vero, d’altronde, che spesso i papà hanno rifiutato più delle madri un rapporto con il figlio con handicap.

Forse qualcosa sta cambiando? Già con Mariangela avevamo deciso che fosse arrivato il momento di riparlarne: proviamo a farlo con l’aiuto di alcuni papà che hanno accettato di condividere le loro esperienze e i loro sentimenti con Ombre e Luci.

Tutto questo ci parla della speranza che anima un padre che rimane, comunque, accanto ai suoi figli, nonostante gli sbagli e i limiti di ognuno…che coltiva e custodisce i sogni possibili, per loro e con loro… e testimonia così “la speranza per la vita, per il bene che c’è in essa, nonostante tutto il male e il dolore che quotidianamente sperimentiamo” (F. Nembrini) dando un senso allo stare al mondo di ogni figlio.

Cristina Tersigni, 2014

Cristina Tersigni

Cristina Tersigni

Classe 1969, nel 2003 Mariangela Bertolini le chiese di collaborare per lo speciale su Fede e Luce: Cristina era nel Consiglio Nazionale dell’associazione ed era un utile tramite tra le comunità…

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In totale 349 autori hanno collaborato con Ombre e Luci.

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