Carugate: a catechismo con gli amici disabili

L’originale esperienza promossa da “Fede e Luce” per favorire l'integrazione in oratorio
Carugate: a catechismo con gli amici disabili
Foto di Jr Korpa su Unsplash
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Discutere della realtà dei ragazzi disabili e della loro integrazione nelle attività oratoriane. È questo l’obiettivo di “Oratorio diversamente aperto”, incontro organizzato giovedì 25 settembre dalla parrocchia di Carugate. «La serata è stata l'occasione per riflettere in modo ampio sul tema della disabili tà e per tracciare un bilancio del servizio di “Fede e luce” in città» spiega il coordinatore regionale del gruppo.

«“Fede e luce” spiega collabora con l'oratorio di Carugate da 10 anni e propone un cammino di conoscenza dell'handicap con i catechisti e con i sacerdoti, con il supporto dei fisioterapisti del Don Gnocchi di Pessano». Il gruppo ha l’obiettivo «di rendere l’ handicap meno handicap, cioè far percepire la disabilità alle persone come una cosa normale e non come un problema da temere o da cui stare lontani».

Il lavoro per arrivare a questo risultato è lungo e richiede energie, soprattutto per creare collaborazione tra i vari enti interessati: i sacerdoti, i ragazzi, le famiglie, i catechisti... Ma è bello scoprire «che l’integrazione dei disabili in oratorio è una realtà possibile, basta volerla e impegnarci le proprie forze e il proprio cuore».

Lo stile di Fede e Luce, il cuore, le intuizioni non possono restare chiuse solo all’interno delle comunità, hanno il dovere di essere portate a tutti, nei propri luoghi e soprattutto essere condivise e per fare questo è necessario imparare a comunicare.

Sono circa 15 i ragazzi handicappati che frequentano l’oratorio di Carugate: molti di loro prendono parte anche alle gite e ai campeggi, tutti frequentano il catechismo. «In una forma diversa, più adatta a loro spiega il coordinatore -, ma comunque in classe insieme agli altri bambini, non isolati».

Meno parole e più immagini, gesti, giochi: questo il segreto per trasmettere la fede a un ragazzo disabile. «Sarebbe sbagliato spiega il coordinatore se gli handicappati fossero portati in oratorio per restare tra loro, relegandoli ad attività separate dagli altri. È al contrario utile promuovere la loro integrazione e il contatto con tutti quelli che frequentano i campi da gioco, le aule, la chiesa». La reazione «già dopo pochi giorni è di grande partecipazione, entusiasmo, trasporto a fronte di una normale e comprensibile diffidenza iniziale».

E nelle altre parrocchie d’Italia? Raccontateci le vostre esperienze di integrazione o difficoltà.

Il lavoro di integrazione non può prescindere dal rapporto con le famiglie, messe in stretto contatto con i catechisti, precisa il coordinatore: «Ogni genitore teme di lasciare solo il proprio figlio, e questo timore è ancor più grande quando il bimbo è disabile. Ma quando i genitori instaurano un rapporto diretto di fiducia con gli educatori tutto diventa più semplice, si scioglie la freddezza iniziale e l’ora di catechismo non è più una sofferenza, ma un momento di gioia».

Fiducia, quella chiesta alle famiglie e ai disabili, e responsabilità, necessaria in tutti i ragazzi dell'oratorio chiamati ad accompagnarli. Queste le due parole-chiave di un'esperienza che richiede anche energie e impegno, attenzione e sensibilità, ma che percorre una via concreta, come dimostra l’esperienza di Carugate, conclude il coordinatore: «Perché l’integrazione dei disabili nei nostri oratori è possibile e per far sì che l'handicap sia sempre meno un ostacolo».

Beppe Arrigoni, 2008

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