Una breccia nel muro

Un sostegno da quasi dieci anni ai bambini con autismo a Roma e Salerno
Una breccia nel muro

«Più il problema di A. viene spiegato e più riesco a mostrare a chi le sta intorno come potersi relazionare con lei e meno si trova a rimanere sola». Le parole della mamma di A., una bimba di tre anni all’epoca, spiegano molto bene cosa guida l’associazione Una breccia nel muro. I genitori di A., all’indomani della diagnosi di sindrome dello spettro autistico, «non riuscivano ad immaginare un domani»; un anno più tardi organizzavano una festa di compleanno per la loro figlia. Un pomeriggio a misura di ogni bambino in cui una mappa costruita con immagini note e simboli, una favola e dei costumi per tutti gli invitati che davano il segno della differenza, alla pari, con gli altri bambini nel parco, un tesoro di pizza bianca e caramelle… Sono stati gli ingredienti di una caccia al tesoro che hanno permesso ad A. di essere protagonista di una festa in cui i bambini hanno giocato, tutti insieme, con grande divertimento e hanno imparato qual è il modo per comunicare con lei. Quello che A. ha imparato attraverso il programma alla Breccia.
Una breccia nel muro è un’associazione di volontariato e Una breccia nel muro – Servizi una cooperativa di servizi, due braccia con un medesimo obiettivo. I terapisti e i supervisori della cooperativa insegnano ogni giorno ai bambini (dai 18 mesi ai 12 anni e, con altri servizi, fino ai 18) a indicare preferenze o bisogni e a facilitare le relazioni sociali, con programmi altamente personalizzati legati all’analisi comportamentale; L’associazione eroga le terapie in solidarietà, avvalendosi del personale della cooperativa. I volontari si occupano di raccolta fondi, delle attività di servizio e del progetto “Con gli altri, come gli altri”: perché un bambino con autismo possa vivere insieme agli altri e perché le famiglie non vengano lasciate sole e nella paura di non poter vivere esperienze comuni per gli altri, come andare al cinema. Il buio, i rumori forti, il restare a lungo seduti rischiano di essere ciascuno un motivo scatenante di qualche comportamento problematico. La Breccia organizza spettacoli a misura: le luci in sala sono soffuse, il volume è ridotto; l’eventuale urlo o corsa del bambino non sono inaspettati, sollevando i genitori dall’ansia.

Uno sport con contatti fisici frequenti e importanti come il rugby può essere proposto a chi tanto li evita?

Uno sport con contatti fisici frequenti e importanti come il rugby può essere proposto a chi tanto li evita?

Oltre alla formazione di operatori e familiari e alla ricerca per il miglioramento delle strategie educative, l’associazione promuove numerosi progetti inclusivi innovativi e inaspettati. Il progetto rugby, ad esempio: può uno sport con contatti fisici così frequenti e importanti essere proposto a chi tanto spesso li evita? Sembra proprio di sì e l’impegno rigoroso sul singolo e sul gruppo aiuta il progresso nell’area delle relazioni sociali. Poi il golf, gli scacchi, le giornate sulla neve, tutte attività aperte anche ad altri bambini, familiari, amici e compagni di scuola.
L’associazione dal 2010 e la cooperativa dal 2016 operano sull’autismo, attraverso metodi scientificamente riconosciuti, nelle sedi di Roma e Salerno. Cooperano con istituzioni universitarie e ospedaliere, come il Bambino Gesù, e con associazioni private sociali del territorio dando vita a un circuito fecondo che permette di sostenere le famiglie in difficoltà economica. Alberto Zuliani, il presidente, sottolinea nei suoi interventi che «dall’autismo non si guarisce», è una condizione, ma si può migliorare la qualità di vita delle persone autistiche, favorirne l’inclusione a partire dalla scuola, e ridare fiducia alle famiglie. Alice, una mamma, sottolinea che «è importante parlare di quella che è la propria realtà. Perché paradossalmente se l’autismo è il 90% della tua vita, di fatto è la parte più piccola che condividi con le persone che incontri durante il giorno». La vedete, ora, la breccia nel muro?

Cristina Tersigni

Cristina Tersigni

Classe 1969, nel 2003 Mariangela Bertolini le chiese di collaborare per lo speciale su Fede e Luce: Cristina era nel Consiglio Nazionale dell’associazione ed era un utile tramite tra le comunità…

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