Abbiamo raccolto le olive

Una vacanza di lavoro in un ambiente umano e umanizzante
Abbiamo raccolto le olive
(foto archivio Ombre e Luci)
Contenuto d'archivio: questo articolo è stato pubblicato più di 20 anni fa. Il linguaggio e i contenuti riflettono le sensibilità dell'epoca.

Sono qui davanti alla mia preziosa bottiglia d’olio e la guardo e la riguardo e sembra così diversa da quelle che per tante volte ho visto distrattamente sugli scaffali del supermercato: questa è speciale, l’olio è denso e profumato, il colore è quasi verde, e il fatto che io stessa abbia raccolto le olive che sono servite per produrlo lo fa divenire per me un tesoro.

Dentro questa bottiglia ci sono tante cose. Mentre la osservo mi rendo conto che sto sorridendo, sorrido della piccola storia di questa bottiglia, ... Chi l’avrebbe detto che ce l’avremmo fatta?

Tutto è cominciato quest’estate; sei, sette persone rosse in faccia, che tornano dal lago al termine di una giornata di campo Fede e Luce. Tra le chiacchiere una parola viene detta, rimbalza sulle bocche di tutti e spunta un’idea: “Ehi, che ne dite di andare a fare un po’ di giorni di vendemmia?”

Ma la vendemmia è arriva troppo rapidamente per i nostri ritmi: settembre era passato e il progetto pareva rimandato all’anno successivo. Nel frattempo ognuno di noi rimuginava su un’idea che si stava facendo meno vaga: ci sarebbe piaciuto organizzare un periodo di lavoro “campestre” co i ragazzi e fare un po’ di vita insieme. Molti “ragazzi” delle nostre comunità passano intere giornate a casa o senza poter fare nulla, magari abituandosi all’idea che nulla è quello che sanno fare.

Un giorno aU’improwiso il telefono squilla e dall’altra parte una voce concitata chiede: “Ma questo non è il periodo della raccolta delle olive?”

Un attimo di esitazione perché questa attività ci sembra più noiosa della nostra amata vendemma, ma presto il progetto si è trasformato e ci si è mossi seriamente per realizzarlo.

Filippo ci offriva un casale con uliveto annesso. In un susseguirsi di incontri, pizze e e-mail si definirono i particolari tecnici.

Così, lunedì 3 novembre Pietro, Valerio, Claudio, Stefania, Roberto, affiancati da Alessandro, Daniela e Cristina, davano inizio alla nostra settimana alla “Bicoca”, tra Cura di Vetralla e Viterbo, nella campagna del Lazio etrusco. Le giornate si sono succedute dense e belle. Solitamente alla mattina ci si alzava presto, colazione insieme e poi via, al nostro uliveto personale: 65 ulivi e tante olive nere e verdastre che cadevano sulle reti.

Lentamente ognuno ha trovato il suo ruolo: Roberto e Valerio si occupavano dei rami bassi con i rastrelli più piccoli, Claudio e Pietro con i rastrelli più lunghi setacciavano le parti alte dell’albero e per le olive più irraggiungibili c’era qualcuno che compiva spericolate acrobazie con un piede sulla scala e l’altro in equilibrio precario sulla punta di un ramo...: Stefania si è specializzata nella fase di “pulitura” che consiste nel togliere le foglie dal muschio di olive prima di metterle nel sacco che le avrebbe portate al frantoio. Di albero in albero spostavamo le reti, stendendole bene per non perdere alcuna oliva. Ognuno faceva la sua parte ed è diventato abile in un piccolo compito, tra chiacchiere, risate e scherzi.

Se non eravamo stanchi si faceva un pranzo leggero sotto gli ulivi, per poi continuare ancora un poco dopo aver mangiato, altrimenti qualcuno finiva prima ed andava a cucinare per tutti.

Il lavoro dei campi ci ha insegnato a vivere a ritmi naturali: ci si alzava presto perché, dopo le prime ore del pomeriggio, con il calar del sole, non si poteva più lavorare. Ma questo non ci ha impedito di terminare le nostre giornate di raccolta davanti a tramonti indescrivibili o, addirittura, sotto le prime stelle.

Il pomeriggio siamo andati in “perlustrazione del territorio”, e così abbiamo visto un po’ di tutto: dai container per l’essiccazione delle foglie del tabacco, all’allevamento di mucche fino alle macchine per la semina e la raccolta del grano.

Per il resto il tempo era ripartito nelle semplici operazioni di vita normale che alla luce di tutto quello che stavamo facendo insieme, hanno acquistato una bellezza pur nella semplice quotidianità: pulire, mettere in ordine, cucinare, lavare i piatti, raccogliere legna per il fuoco...

Tre cinghialotti semi-addomesticati ci hanno aiutato ogni giorno ad eliminare la spazzatura organica.

La sera poi, sempre più stanchi col passare dei giorni, c era un momento di riflessione: davanti al fuoco del camino si leggeva un brano del Vangelo che aveva a che fare con la nostra giornata. E così ogni sera anche Gesù ci parlava della natura che avevamo intorno, del grano, del vino che avevamo sulla tavola, dell’olio che stavamo contribuendo a produrre, della fatica del lavoro e della gioia di stare insieme. Nel buio ognuno ha trovato spazio per dire ciò che gli era piaciuto di più della giornata e per mettere tutto, anche quello che non era andato bene, nelle mani del Signore, per darci la buona notte prima di andare a riposare.

D’altra parte anche la fatica della convivenza si è fatta sentire. Ci sono stati anche i turni per aspettare che i bagni si liberassero; c’è stato chi gridava quando gli altri volevano il silenzio, chi ha mangiato le cose della cena prima della cena, momenti di nostalgia per casa, tensione per il mercoledì di pioggia che ha bloccato i lavori...

Ma le nostre giornate sono state buone anche per tutto questo. E proprio la pioggia e le altre pause imposte sono state l’occasione per stare ancora insieme, magari visitando le bellezze artistiche di Tuscania, o facendo due chiacchiere davanti al camino mentre si cucinava qualcosa alla brace, o mangiando pop-corn appena fatto davanti a un coinvolgente documentario televisivo sul salvataggio di una balena...

Ho visto crearsi un ambiente umano e “umanizzante”, che ha permesso a tutti i ragazzi non solo di imparare come si raccolgono le olive e altre tecniche, ma anche cose meno visibili, come l’importanza di impegnarsi in qualcosa, per semplice che sia, di farla con costanza e con cura, di trovare il proprio modo di farla, la gioia di stare insieme condividendo un lavoro e una casa.

Mi si affaccia alla mente l’immagine di Claudio che recita le sue poesie ispirate dalle olive, Roberto che si lamenta, Pietro che raccoglie due olive e fuma tre sigari, Stefania che viene di notte nel tuo letto perché vuole la mamma, Valerio che prega davanti ai tramonti, Giovanni che lavora e si diverte.

La domenica è stato per noi un giorno di festa, ci hanno raggiunto degli amici per condividere la conclusione di questa esperienza: il menù era vario ma il re della tavole era, ovviamente, l’olio!

- Cristina Ventura - 2003

Cristina Ventura

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