Years and Years

Il racconto lungo quindici anni della famiglia Lyons
Years and Years

Da poco disponibile in Italia, la serie tv Years and Years (2019) è stata al centro dell’interesse di diversi critici e del pubblico inglese. Ruth Madeley, una delle protagoniste, è infatti un’attrice con la spina bifida che interpreta Rosie, mamma single con la stessa patologia. Sullo schermo però questo handicap è “invisibile”, non è al centro della narrazione e non rappresenta l’ennesima occasione di pietismo: è invece una semplice caratteristica del personaggio, inserita nel contesto familiare in modo naturale. Inizialmente il ruolo di Rosie non prevedeva una disabilità, ma lo showrunner Russel T. Davies ha cambiato idea dopo aver visto il provino di Ruth, e insieme a lei ha reimmaginato il personaggio. Realizzata congiuntamente dalla britannica BBC e dall’americana HBO, Years and Years è un affresco familiare lungo appena sei episodi, dove i fratelli, le sorelle e i nipoti della famiglia Lyons si confrontano con i mutamenti sociali, politici e tecnologici di un’Inghilterra contemporanea nell’arco di quasi quindici anni.

La nonna Muriel è punto di riferimento per quattro suoi nipoti: Rosie appunto, madre single addetta ad una mensa scolastica; Daniel, operatore in un campo profughi in procinto di sposarsi con Ralph; Stephen, imprenditore benestante con moglie e due figlie; ed Edith, attivista che non si vede in famiglia da tempo. Gli eventi prendono il via in una sera del 2019: in tv si affaccia una nuova figura politica, Vivienne Rook, che col suo fare irriverente e diretto, dà il via a un’insospettabile ascesa politica. Da qui la serie va avanti veloce di diversi anni, presentando uno scenario socio-politico simile a quello contemporaneo ma addensato da forti sfumature distopiche e nichiliste. Un approccio molto simile, ma focalizzato solo sull’aspetto tecnologico, lo aveva già avuto un’altra serie britannica, Black Mirror, con la quale Years and Years condivide l’humor inglese e il tono per niente consolante.

Il ritmo narrativo è sicuramente audace, perché lo spettatore è trascinato in un’evoluzione di eventi molto serrata; ciò nonostante la serie è in grado di disegnare personaggi con cui si empatizza immediatamente e restituisce allo spettatore un viaggio sia emozionale (come è giusto che sia nel linguaggio fiction) sia di responsabilità. Nell’accusa che nonna Muriel fa ai nipoti negli ultimi minuti, ci sentiamo noi stessi colpevoli, o quantomeno avvisati, della deriva autodistruttiva che potrebbe prendere (o ha già preso) la nostra società, fatta di scenari orribili e desolanti per i quali siamo bravissimi a indignarci ma senza voglia di cambiarli.

Matteo Cinti

Matteo Cinti

Nato alla fine degli anni ottanta, Matteo si diploma come Grafico Pubblicitario a Roma nel 2007 e nello stesso anno conosce Ombre e Luci, iniziando a impaginare la rivista quando era ancora sotto la…

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