Perché un’altra rivista? Ce ne sono già troppe!
Questa frase ce la siamo sentita dire quando si pensava di far uscire Ombre e Luci. E abbiamo esitato un po’, dubbiosi che ne valesse la pena.
A distanza di due anni, gli abbonamenti aumentano, ci vengono da ogni parte d’Italia, da piccoli paesi e da città. Questo ci incoraggia a proseguire gli scopi che ci eravamo prefissi. È bene ricordarli.
Ombre e luci vuole
- Essere uno strumento di aiuto per i genitori con un figlio portatore di handicap, non tanto sul piano medico-riabilitativo (per questo ci sono riviste più qualificate e competenti) quanto sul piano educativo, psicologico, spirituale.
- Informare quanti non sanno bene che cosa siano gli handicap affinché possano capire di più chi ne è colpito per accoglierlo e amarlo meglio.
- Suscitare intorno alle famiglie - tanto spesso isolate e rinchiuse nel proprio dolore - il maggior numero di persone «amiche», pronte cioè a condividere gioie e dolori, successi e prove, e a rivolgere uno sguardo nuovo su chi è considerato erroneamente soltanto «una disgrazia», così che genitori e amici insieme possano scoprire e amare la persona al di là dell’handicap.
- Favorire l’inserimento e l’integrazione delle persone handicappate nella società e nella chiesa.
A questi scopi che Ombre e Luci si propone, siete chiamati tutti voi, amici lettori, ai quali diciamo il nostro grazie per aver rinnovato l’abbonamento e ai quali ripetiamo l’invito a collaborare con noi per sentirsi insieme una famiglia dove ritrovarsi fa bene al cuore.
- Mariangela Bertolini, 1985