È arrivata la primavera. È sempre più rovente il problema: ma si farà il campeggio quest'anno? Dove si va? Quando si parte?
Siamo tutti in ansia. Soprattutto le mamme: ma che, quest'anno mica ci portate in quel postaccio dell’anno scorso?! E via a scambiarsi le memorie. Era stato veramente uno dei campeggi impossibili da dimenticare.
Eravamo arrivati nella nuova casa di campagna costruita dai nostri amici cattolici della comunità di Bruno, a 100 km da Mosca una mattina piena di sole. La casa ci era apparsa sulla collina bellissima, di legno tutto ancora fresco e profumato: intorno si stendevano immensi prati pieni di fiori.
Dentro, la casa era buia, fresca e misteriosa. Buia perché la corrente elettrica non era ancora arrivata, fresca perché per tutto l'inverno non l'avevano mai riscaldata e le pareti mantenevano ancora il freddo invernale, misteriosa perchè nessuno l'aveva lavata negli ultimi otto/nove mesi. Poi avevamo scoperto che c’era un solo “cesso”, vecchio e malandato a cinquanta metri dalla casa e non c’era nessun lavandino, nulla per lavarsi.
Incoraggiati dal fatto che ormai eravamo arrivati e il pulmino noleggiato se n'era andato, avevamo tutti preso gli stracci e i detergenti e ci eravamo messi a lavorare, contagiando i pochi operai che stavano finendo l'impianto elettrico.
Per una settimana il nostro divertimento principale era stato lavare finestre e pavimenti, portare la legna per metterla nella stufa e riscaldare la casa, portare in casa l’acqua pulita per cucinare e lavarsi e buttar via quella sporca, fabbricare i paralumi e i lavatoi, cucire drappi e disegnare quadri per rendere la casa accogliente.
In più, a partire dal secondo giorno, aveva cominciato a piovere e avevamo scoperto che quei due chilometri di terra battuta che usavamo chiamare la strada, erano diventati una sola pozzanghera e non sarebbe stato possibile evacuare né persone né macchine. E infatti sia le nostre macchine che il trattore chiamato a soccorso si erano “affogati” nel tentativo di farci tornare a casa. Avevamo passato tutti delle ore memorabili a liberare dal fango le macchine corì le vanghe e a trasportale insieme ai ragazzini indigeni quasi in braccio fino alla strada asfaltata. Quando ci eravamo ritrovati lì in comunità, tutti sporchi e pieni di spighe e di fiori sullo strato di argilla bagnata che ci copriva da capo a piedi, ci eravamo visti nuovi, un pò cresciuti, più maturi e molto molto più uniti e allegri di prima...
Mica ci portate in quella casa lì — dicono le mamme mentre noi la sogniamo come un paradiso!
Olga Gurevich (Mosca)
Olga Gurevich, insegna italiano all’Università di Mosca. Fa parte di Fede e Luce da quando era adolescente. È diventata responsabile FL della zona Carpazi Urali Caucaso. (Armenia Georgia Polonia Ucraina
