Un matrimonio diverso

Un matrimonio diverso
Un momento della festa di Matrimonio di Chicca e Claudio (foto archivio Ombre e Luci, 1990)
Contenuto d'archivio: questo articolo è stato pubblicato più di 30 anni fa. Il linguaggio e i contenuti riflettono le sensibilità dell'epoca.

Claudio e Francesca, da diversi anni amici di Fede e Luce oggi si sposano.
Si sono conosciuti a Fede e Luce; hanno fatto i primi passi incerti insieme verso un’amicizia sempre più vera e provata: campeggi, soggiorni invernali, pizze, gite... Così hanno stabilito con i loro amici portatori di handicap un rapporto sincero: pronti a farsi in quattro per uno di loro che fosse un po’ giù, che avesse bisogno di una serata speciale in compagnia; pronti anche a dire basta, quando le richieste si facessero troppo esigenti per «stare bene» insieme.
Questo equilibrio non facile ha dato i suoi frutti. La chiesa parrocchiale dove sono cresciuti insieme, è gremita per la messa festiva delle 10. La presenza di Fede e Luce si vede nei primi banchi e negli ultimi; i visi di tutti sono festosi; gli occhi di tutti sono puntati su Claudio e Francesca, seduti a fianco dell’altare, lei bella come ogni sposa, lui raggiante come ogni sposo. Mi colpisce il fatto che tutti cantano i canti conosciuti bene dai gruppi Fede e Luce. Anche loro due e i loro testimoni cantano a piena voce, come parte del coro, anziché protagonisti della festa. Sembrano dire: siamo qui con voi, a pronunciare la nostra promessa davanti a Colui che ci ha fatto incontrare.
La cerimonia è piena di musica, ma anche di quel silenzio misterioso che esprime così bene l’unione dei cuori in uno spirito solo.
Credo che questi momenti si possano vivere solo quando Dio si fa presente in mezzo ai suoi.

Ci rechiamo poi nella grande e accogliente sala parrocchiale.
Lunghe tavole addobbate da tovaglie ricamate, quelle delle grandi occasioni; un buffet ricco e di qualità ci aspetta adornato da mazzi di fiori di gusto squisito.
La festa di nozze continua. Mentre vedo entrare gli invitati, il mio cuore si allarga, è commosso; non avrei potuto immaginare, anni fa, che questo si potesse avverare: ragazzi, ragazze, con handicap vari e visibili, in carrozzella o dall’andatura difficile, dai visi segnati, entrano raggianti e naturali, fra i loro genitori, gli amici degli sposi, giovani e adulti. Tutti si conoscono e si chiamano per nome.

Dietro i tavoli cominciano a servire, con affabilità, eleganza, sorrisi convincenti, persone diverse dai soliti camerieri: amici e ospiti dei genitori degli sposi. Tutto è così naturale e schivo da ogni forma di esibizione. Qua e là, si vedono trotterellare dei bimbetti di pochi anni, a loro agio, abituati da sempre ai nostri amici portatori di handicap.
Mi intrattengo con la nonna della sposa, di 91 anni, anche lei ormai da anni costretta in sedia a rotelle; l’ascolto magnificare, com’è naturale, la bellezza della sposa; non mi rendo conto che intanto si sono aperte le danze, non i soliti balli a due, ma in cerchio: lo sposo e la sposa guidano, insegnano, mostrano i passi e le figure da fare e intorno giovani e meno giovani, aitanti e un po’ più fragili, insieme tutti a suon di musica fanno festa, grande festa. Mi unisco a loro, cerco di eseguire i comandi, un po’ impacciata, ma piena di voglia di ballare, per dire con loro la mia gioia.
Intanto mi viene alla mente la pagina del Vangelo del banchetto di nozze: «Andate per le strade e invitate...».

- M.M., 1990

Redazione

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