Un antidoto alla disperazione

La storia di Massimo, diciassettenne con disabilità, che attraverso la sua profonda attrazione per la Chiesa rivela una spiritualità pura e autentica, insegnando ai genitori una nuova via verso la serenità e la speranza
Un antidoto alla disperazione
Foto di Fia Yang su Unsplash
Contenuto d'archivio: questo articolo è stato pubblicato più di 40 anni fa. Il linguaggio e i contenuti riflettono le sensibilità dell'epoca.

Si chiama Massimo: ha diciassette anni, da sempre profondamente handicappato: molte cure, molti i tentativi, molte le speranze, spesso vani i risultati: una storia come tante altre.

Pure è un ragazzo vispo ed intelligente che può e vuole alla sua maniera comunicare stati d'animo e sensazioni a chi gli sta vicino; a noi genitori per primi. Vediamo e viviamo così insieme a lui i suoi umori, le sue simpatie ed antipatie, i suoi motivi di gioia.

Uno soprattutto, più forte degli altri: Massimo si sente prepotentemente attratto in Chiesa; da sempre, sin da quando ancora piccolino si faceva accompagnare da chi voleva farlo camminare, davanti all'altare e lì, anche vistosamente, manifestava la sua gioia.

Anche oggi, sensibile all'atmosfera, alle musiche, ai canti, alla gente che sta lì vicino, Massimo sta bene, non si stancherebbe mai, lo vuole con fermezza, lo chiede come può, ascolta e vive quei momenti con attenzione, con raccoglimento, con tutto se stesso.

Nel n. 21 di "Insieme" si parlava delle manifestazioni della volontà dei ragazzi e di assecondarle, "l'amore non basta" si diceva. Ma mai l'amore dei genitori e la volontà del ragazzo sono state tanto vicine: Massimo ha insegnato a noi una strada nuova, un sicuro antidoto alla disperazione, una via alla serenità e alla speranza.

Non è forse lui, in questo modo semplice eppure tanto forte e profondo, più vicino alla Verità di noi o di tanti "normali"?

Rossana Palombi, 1979

Redazione

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